Il Palio e' un lungo urlo.
Mio, pero'. Probabilmente
urla anche la Piazza, ma
questo non te lo so dire.
da Tutti i Colori del Palio
(Gentes, 2004).
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mercoledì, 26 agosto 2009
Il volo della Civetta, le foto

Qualche link a immagini di carriera, giubilo, cortei e quant'altro:
Repubblica - Quotidiano.Net - SienaFree - Donati - FotoPalio - Giulia Brogi - SienaNews - Flickr - Afp/Muzzi/Getty - Corriere.itCittadinoOnline -

Postato da: Elitre ore 22:14 | Link | commenti
carriera, i 4 giorni di palio, palio dell assunta, foto video e media, civetta

giovedì, 20 agosto 2009
Assunta 09 - il dopoPalio (2)

Da La Nazione di ieri

LAMPANTE PARLA BANDINI. I L VETERINARIO: «L’OCCHIO LACRIMAVA MA NESSUN GONFIORE»
«Si è impennata, ho pensato a un calcio»
IL TORMENTONE del dopo Palio è diventata la nerbata data da Brio nell’occhio a Lampante, cavallina del Leocorno. «Dalla mia visuale — racconta il colonnello Marco Reitano, veterinario comunale — vedo i cavalli di profilo, una testa e poi tante zampe. Mi hanno solo riferito di questa nerbata all’occhio sinistro, sono andato a vedere e lacrimava leggermente. Non c’erano però gonfiori, né dolori forti. Di conseguenza ho rassicurato il capitano del Leocorno che era sceso sul tufo, l’episodio non comprometteva la prova. La nostra è stata ovviamente una valutazione clinica e sanitaria».

«COME STA Lampante? E’ rientrata abbastanza bene, qualche graffio, a volte sono i cavalli stessi che al canape si pestano», dice Alessandro Bandini, proprietario della cavallina a quattro balzane. «Per quanto riguarda la nerbata, ho un’amica oculista che viene in scuderia e che gli ha anche controllato il fondo dell’occhio: nessun problema. Ero in palco al Casato per cui non ho visto il momento in cui sarebbe stato dato il colpo. Mi sono solo accorto dell’impennata improvvisa, pensavo che avesse preso un calcio. Ho notato che gli sistemavano la testiera e che non zoppicava. Subito dopo, però, si è agitata, notavo che aveva difficoltà a inserirsi al canape». Bandini, terminato il Palio, è andato nel Leocorno dove gli hanno assicurato che era a posto. E lunedì mattina è tornato a riprenderla. «Ho fiducia in lei — conclude — a prescidere dalla corsa che ha fatto. Bisogna considerare che sia la cavalla che il fantino erano due debuttanti. Di sicuro verrà preparata per i Palii del prossimo anno».
La.Valde.

Reitano: «Sanzioni pesanti ai fantini»
Il colonnello parla della mossa lunga e dei possibili correttivi. Cavalli, bilancio positivo
«SE I CAVALLI scelti in questa Carriera non dovessero essere ritenuti idonei al Palio, la commissione veterinaria meglio di così non sa fare. Lancio pertanto una provocazione: dovrebbe essere avvicendata». Il colonnello Marco Reitano, che ormai da dieci anni segue i barberi della Festa, traccia un bilancio positivo dell’Assunta. «Mi riferisco agli aspetti di nostra competenza — sottolinea —, anche se è stato un Palio un po’ sofferto da parte di tutti per la mossa particolare. Sicuramente complessa anche per l’agitazione che, a mio avviso, non dipendeva certo dai cavalli. Sono particolarmente soddisfatto sotto l’aspetto clinico-veterinario se si pensa che Indira bella dell’Aquila ha fatto grande fatica nella fase fra i canapi effettuando poi una corsa bellissima, dimostrando capacità atletica fuori dal comune. Quanto al cavallo della Pantera è andato al Ceppo solo per un controllo, l’abbiamo visto tutti correre e rientrare in Contrada regolarmente».
Vi è piaciuta la scelta dei capitani?
«Perfetta. Hanno deciso che Fedora e Già, stante la loro esperienza, se fossero stati inseriti avrebbero sbilanciato il lotto. Così si sono visti diversi debuttanti, scoprendo anche nomi nuovi».
Come si può correggere una mossa così lunga?
«Il nostro compito non è questo, attiene alla tutela del cavallo. Ma una fase di partenza così prolungata dimostra che esiste una piccola falla nel meccanismo. Tutto è andato bene perché sono scesi sul tufo soggetti adeguatamente preparati, tuttavia aumenta il rischio anche in corsa. Non credo dunque che la mossa lunga dipenda tanto dall’uomo quanto dal meccanismo. Visto che il Comune e la città hanno compiuto passi in avanti enormi per la salvaguardia del cavallo, non corriamo il rischio che qualche frustata di troppo e l’esasperazione causata dalla lunghezza della partenza possano non essere capite dagli osservatori esterni».
Eliminare la diretta Rai potrebbe essere una soluzione?
«Momentaneamente può aiutare, forse, ma il meccanismo della mossa va sicuramente rivisto. I problemi tanto vale affrontarli subito piuttosto che rimandarli dando una risposta preventiva ad eventuali critiche o denunce. Ho vissuto la partenza a un metro dai cavalli rilevando un trend che è bene cambiare subito».
E’ solo colpa di chi sta sul verrocchio?
«Guglielmi rischia di essere un altro capro espiatorio, eppure è bravissimo nell’abbassare il canape al momento giusto. Credo che vada risvegliata la coscienza dei dirigenti e dei fantini. Se iniziamo a dare sanzioni pesanti a questi ultimi, che sono coloro che hanno i maggiori interessi, le cose possono cambiare. E poi secondo me non va usato il nerbo durante la mossa: una partenza così lunga ma senza la nerbata avrebbe cambiato molto. Le regole entrano in gioco quando l’uomo non sa gestirsi».
Il mossiere deve avere più poteri?
«Più poteri coercitivi nei confronti dei fantini. Manca soltanto questo anello».
La commissione resta?
«Lo scorso Palio abbiamo avuto molte perplessità, ora mi sembra che con i capitani sia tornato il sereno. Abbiamo iniziato il percorso con il sindaco Cenni, vorremmo concluderlo insieme. Se la prossima amministrazione avesse poi bisogno della nostra esperienza e memoria storica, disponibili»
La.Valde.


Barbetti: «Impossibile tenerlo fermo»
IL SEGRETO DI BRIO? Un squadra affiatata, costruita tutta intorno al bomber Andrea Mari. Di questa squadra fa parte Giacomo Barbetti, preparatore, ma prima di tutto amico intimo di Andrea. Giacomo com’è stato preparare Andrea in questi mesi? «Per me è stato semplice perché era più facile farlo allenare che tenerlo fermo».
Il lavoro però ha pagato...
«Sicuramente. Era concentrato su una cosa sola. A luglio era pronto per montare, ma la sfortuna lo ha colpito e forse è stato un segno del destino».
Andrea quindi è un allievo perfetto?
«Una volta eravamo in piscina e avevamo deciso di rilassarci, alla fine abbiamo fatto 25 minuti di nuoto ininterrotto senza fermarsi. Qualche volta le briglie sarebbero servite per lui, non per i cavalli».
Alla fine il sogno si è avverato.
«Andrea lo conosco da sempre e da marzo lo alleno. Dopo il Palio di luglio ci siamo trasferiti tutti da lui, io, Duccio Cartocci e Simone Mereu e abbiamo lavorato tutti insieme per un obiettivo. Per me è un sogno, una favola con un finale splendido».
Gabriele Voltolini

«Nessuna nerbata, non ho alzato il braccio»
Brio: «Rischio sanzioni? Chi giudicherà capirà che mi stavo difendendo»
di LAURA VALDESI
UNA NUOTATA IN piscina, nella casa di famiglia a Rosia, mentre la mamma esce a portare fuori il cane. «E poi vado a prendere l’aperitivo con la Civetta», dice Brio.
Sai nuotare bene?
«Annaspo un po’».
Ti riesce meglio sul tufo...
«Quando si nuota in Piazza è segnaccio, vuol dire che sei cascato!»
Sento che l’umore è alto, allora stuzzico: finalmente sei riuscito a partire.
«Una volta capita a tutti di andare via primo, anche per statistica».
Secondo Palio vinto.
«Ti dà sicurezza e stima in te stesso. L’ho sempre avuta, per carità, ma è la dimostrazione di aver trovato la strada giusta. Come ha sempre detto Il Pesse l’importante non è vincere ma rivincere».
Brio a livello umano com’è?
«Splendido».
Avevi detto che ti sentivi Ercolino Spaccamondo.
«Era vera questa cosa. Volevo dimostrare a tutti quelli che dicevano che avevo poco carattere che si sbagliavano. A mostrare i denti sono tutti capaci, ce ne vuole invece a mantenere il sangue freddo. Se mostri i denti poi devi portare fino in fondo il lavoro».
E Brio ha avuto bisogno di mostrarli?
«Ho rivissuto alcuni episodi capitati ad agosto 2008 quando ero nella Torre. In certi momenti questo Palio mi ha ricordato quello con Già del Menhir, che ho perso. Non potevo fallire, erano 30 anni che la Civetta non vinceva. Avrei dato tutto quello che avevo in corpo. C’erano ragazzi di 35-40 anni che non sapevano cosa fare dopo la vittoria. Ogni tanto piango, ogni tanto rido quando ci ripenso».
Forse anche perché sei senese e contradaiolo.
«Il mio più grande aiuto, il mio più grande limite. La soddisfazione maggiore è stata quella di dimostrare ai civettini che io ho corso come se in groppa a Istriceddu ci fosse stato uno di loro. Con la stessa rabbia e la stessa voglia di vincere».
Hai avuto un atteggiamento a tratti aggressivo nei confronti del mossiere.
«Cercavo di fargli mantenere lucidità, chiamava una Contrada per un’altra. Mi ha avvertito due volte quando il Leocorno mi portava via dal canape. Doveva usare lo stesso metro. Non ho mai perso la calma, comunque, ho solo cercato di difendermi con i denti e con le unghie. Non mi volevo far mettere i piedi in testa. Se perdevo il Palio doveva essere perché l’avevo sbagliato io. L’importante era che una volta sceso da cavallo fossi tranquillo con la coscienza: non avrei potuto fare di più».
Veniamo all’argomento caldo di queste ore: la nerbata che avresti dato a Lampante, la cavallina del Leocorno.
«E’ uguale a quella di Tittia quando ero nella Torre su Già del Menhir. Non ho alzato il braccio per nerbare, ho fatto solo per sgomitare e a destra avevo il nerbo. Mi difendevo con i denti e con le unghie. La nerbata è stata strumentalizzata per cercare di salvare la faccia da parte di chi ha perso il Palio. Lo ripeto, volevo soltanto il mio spazio, se Mureddu fosse stato al proprio posto non sarebbe accaduto nulla».
Temi che ci possano essere sanzioni del giudice paliesco?
«Non sono impensierito perché credo che chi giudicherà capirà. Poi qualsiasi cosa venga sono contento comunque di aver vinto per la Civetta e di avergli tolto la cuffia. Tutto quello che ho fatto è stato per difendere i colori della Contrada, non per danneggiare qualcuno».
Tante polemiche: troppe nerbate, troppo caos fra i canapi, mossa troppo lunga. E così via.
«Era una situazione difficile, quattro rivali dentro. Vogliono mettere altre regole ma a mio avviso si finisce per sciupare la Festa».
Sara dove l’hai incontrata dopo la vittoria?
«Alla Croce del travaglio, era con mia sorella, gli amici».
In cosa è stato diverso il giro fatto nel 2006 per la vittoria nella Pantera da questo?
«Tre anni di più, maggiore serenità. Me la sono goduta di più».
Istriceddu se la può battere con Già del menhir?
«Già è un ottimo cavallo, preciso, sta al canape. Parte. Cavalli come lui li farei correre sempre sennò non si crea più il mito di un barbero. Buttiamoci dentro tutti i migliori così si evita che qualche fantino monti i somari».
Il sogno di Papei monturato?
«L’ho visto, quando l’ha saputo era in Calabria in ferie. Sono contento che abbia accettato, sono contento che abbia vinto».
Allora, Brio diventa fantino della Civetta?
«Intanto festeggio, poi deciderò sul futuro».
Qualcuno pensa che potresti essere l’anti-Bruschelli.
«Io sono il Mari, tengo a precisare che faccio per il Mari e lo farò per tutta la vita. Non faccio l’anti nessuno, se non della rivale quando ce l’ho di fronte».
Vai al palio di Piancastagnaio?
«Certo. Funghi, fritto, una passeggiata. Sto da re».


ARTICOLO 67
È vietato ai Fantini, tanto alla mossa, quanto nel percorso, tenersi tra loro, sporgere la spalla o il braccio l’uno sul petto dell’altro per costituirgli impedimento, percuotersi o comunque personalmente molestarsi. Soltanto per il Palio è ammesso l’uso del tradizionale nerbo (tendine di bue) nel modo disposto al successivo Art. 84. I contravventori sono passibili delle penalità previste nell’ultimo comma dell’Art. 64.
ARTICOLO 64
E’ stretto dovere dei Fantini entrare prontamente tra i canapi nell’ordine di chiamata, prendere il posto che a ciascuno spetta secondo l’ordine stesso e tenersi a giusta distanza l’uno dall’altro, restando loro assolutamente vietato di cambiar posto o di collocare il proprio cavallo in modo da impedire od ostacolare la partenza ai compagni. È pure loro vietato rimanere al canapo, o scendere da cavallo all’atto della mossa, per astenersi dalla corsa, o per far correre il cavallo scosso. I contravventori sono passibili della esclusione a vita dalle corse.
ARTICOLO 84
Per la corsa del Palio, i fantini sono tenuti ad indossare il costume della foggia prescritta dall’Art. 61 per le prove, ma il berretto deve essere sostituito da uno zucchetto metallico, dipinto coi colori della Contrada, per la protezione della testa. Ad ogni fantino è poi consentito l’uso degli speroni e di un nerbo (tendine di bue) fornito a tutti dal Comune, di tipo uniforme, tanto per incitare maggiormente il cavallo proprio, quanto per battere ed ostacolare con esso i Fantini avversari ed i loro cavalli durante il percorso. I fantini non possono però fare uso del nerbo suddetto sugli avversari e loro cavalli sino a che, data la mossa, non abbiano raggiunto il bandierino di traguardo.

di LAURA VALDESI
TIRA UNA BRUTTA ARIA per i fantini. Chi ha sbagliato, questa la sensazione, pagherà. E anche a caro prezzo, specie dopo le polemiche sulla mossa lunga i cui tempi vengono imputati, almeno parzialmente proprio a chi indossa il giubbetto.
Bastiano, davvero tutta colpa di Guglielmi oppure anche i tuoi colleghi devono farsi l’esame di coscienza?
«Credo proprio di sì. Perché spesso vanno a fare le giratine fra i canapi e usano il nerbo in modo non adeguato. Il posto te lo devi cercare, il mossiere non può certo scendere e andare a spostare a mano due cavalli. E poi, per portare il cavallo sotto il canape meglio usare il cervello che il nerbo».
Niente peli sulla lingua, come al solito. Proviamo a immaginare che i fantini non ce l’abbiano più il nerbo: si può correre il Palio senza?
«E’ un aiuto che serve ma, lo ripeto, va utilizzato come aiuto estremo. Domenica ho l’impressione che più di una Contrada non si sia attenuta a questa regola senza capire che, alla fine, non gli avrebbe portato nessun vantaggio. Come infatti è stato. Anzi, si è avuto l’effetto contrario. Quando si va in Piazza bisogna mangiare tanta polvere e battersi in piedi nel sedere ma oggi la gavetta non la vuole fare nessuno».
Cosa è mancato perché tutto filasse liscio?
«Forse, al di là della lettura del documento da parte delle dirigenze, un po’ di colloquio vero con Guglielmi non avrebbe fatto male. Magari senza ringambarsi quando poi si arriva al dunque: se c’è l’avversaria, se questo, se quello. Troppi ’se’. Il mossiere, inoltre, avrebbe dovuto valutare che gli animi erano già un po’ esasperati, poteva dare buona la seconda mossa. Qualcuno resta al canape? Non è neé la prima nè l’ultima volta, le polemiche ci sono sempre state».
Ripeto: ma se a seguito dell’ordinanza del sottosegretario Martini i fantini dovessero fare a meno del nerbo?
«Togliendolo si elimina un pezzettino di storia. Io lo lascerei però controllerei e vigilerei affinché venga usato nei modi e nei termini giusti. Ci sono le sanzioni del Comune. E bisogna capire che se si supera il limite il mondo è cambiato e si rischia di andare sul penale. Poi il Palio finisce veramente. Una cosa è certa: se esiste un problema va affrontato e non gettato dietro le spalle».
Chi lo deve affrontare?
«Chi organizza la Festa, ossia il Comune, prima che ci sia qualcuno a livello nazionale che lo risolve. I panni sporchi laviamoceli con obiettività in famiglia prima che ce li portiamo via!»
Ai tuoi colleghi che consiglio daresti?
«Si danno sempre male, però cercherei di usare un po’ più le gambe e, come detto, il cervello invece del nerbo. E le mani è meglio impiegarle per accarezzare il cavallo. Alle regolari, se non sbaglio, l’uso improprio del nerbo comporta sanzioni economiche e giorni di appiedamento. Dunque una squalifica che parte 8 otto giorni dopo la punizione. Facciamolo anche qui».


CONTINUA IL BOTTA E RISPOSTA mediatico fra il capitano del Leocorno e quello della Civetta sulla nerbata a Lampante. «Le regole ci sono, ma dovremmo chiarire bene cosa è tollerato e cosa no. La legge è uguale per tutti. Se dico al fantino di intervenire in maniera consona è un conto, quando poi si alza il nerbo, è guerra. Allora dovremmo organizzarci. Personalmente, lo ribadisco, ho la coscienza a posto, l’azione di disturbo credo sia stata nelle regole. Dall’altra parte, per quanto riguarda la difesa che qualcuno dice (il capitano Betti, ndr) non mi sembra che sia stata corretta. Poi, ripeto, tornando al Palio, onore a chi ha vinto. Il Leocorno in 30 anni ne ha conquistati 7, sta a loro provare a raggiungerci», osserva Fumi. «Alla Festa voglio bene — prosegue — però credo sia arrivato il momento di mettere delle regole, come facemmo con i materassi e a molto altro. La Festa si evolve, dovremmo rassegnarci a situazioni diverse per tutelarla. La rincorsa? Se ne parla ormai da tempo ma si cerca di evitare qualsiasi tipo di intervento».
La.Valde.

di GABRIELE VOLTOLINI
DOPO LA BELLA prestazione di luglio, ad agosto è arrivata la definitiva consacrazione. Indira Bella, cavallina andata in sorte all’Aquila, ha corso un grandissimo Palio, in cui le è mancata solo la vittoria. Da qualche giorno ha cambiato proprietario, passando da Fabio Fioravanti a Massimo Coghe, che analizza la Carriera del nuovo goiello.
Il Palio di Indira.
«Purtroppo non riesco a tenermi dentro le cose e devo subito premettere un fatto. Credo che con la cavalla sia stato usato un metodo sbagliato. La direzione presa dal fantino, ovvero quella di usare dal primo momento il nerbo, non stava ripagando, ma nonostante ciò si è andati avanti per questa strada».
E’ dunque un appunto a Luca Minisini?
«Non solo a Luca, ma ai fantini in generale. Se un metodo non ti porta a niente bisogna cambiarlo. Non approvo come sia diventato indispensabile l’ utilizzo del nerbo da parte dei fantini. Ai miei tempi si usavano di più le mani e tutto il resto, non solo il nerbo».
Sei contrario dunque al ricorso al nerbo dentro ai canapi?
«Diciamo che il nerbo dovrebbe essere l’ultima cosa. Prima ci sono altri metodi da utilizzare con i cavalli. Non si possono usare le carezze solo quando si portano i cavalli al Ceppo o davanti ai fotografi ed alle riprese televisive. Le carezze andrebbero usate anche in altri momenti».
Veniamo alla corsa. Come hai visto Indira?
«Il primo giro è stato molto prudente da parte di tutti. Nonostante la partenza, Indira ha girato tra i primi a San Martino e questo per merito di Luca, che è stato bravissimo nell’affrontare la curva e molto determinato nel prosieguo».
Fino alla caduta al terzo San Martino...
«Però la colpa della caduta non è assolutamente del Minisini, perché la cavalla era stremata per via della mossa lunghissima».
Qualcosa da migliorare per Indira c’è, tipo l’uscita dai canapi...
«Sono d’accordo e sicuramente farò tutto il possibile per migliorare questo aspetto di Indira, anche perché per il resto è una cavallina molto gestibile. Certamente di mestiere faccio il fantino, non il mago».
E’ già in scuderia da te il cavallo?
«Non ancora, arriverà tra qualche giorno. Per il momento deve fare una buona disintossicazione dal Palio di Agosto, in un ambiente diverso dal mio». Un’ultima cosa. Nell’ambiente si dice che insieme a te, come proprietari di Indira Bella ci sarebbero anche altre persone, si parla di Mussari e Castagnini.
«Per il momento il cavallo è mio, poi se ci saranno novità verrete tempestivamente informati».


IL PALIO DI GUADALUPE, la cavallina di Lucia Toto andata in sorte all’Onda, è finito ancor prima di cominciare. La contrada di Malborghetto è rimasta al canape non potendo di fatto partecipare alla corsa. E’ comunque soddisfatta la proprietaria, che ringrazia la Contrada dell’Onda per l’ottima accoglienza e per il lavoro della stalla.
Lucia, come sta Guadalupe?
«Sta molto bene. Sono contenta dell’esperienza che ha fatto nell’Onda e vorrei ringraziare la stalla per la gestione del cavallo e per l’ottimo lavoro svolto. Inoltre ringrazio la dirigenza ed il popolo per l’accoglienza che ci hanno riservato».
Purtroppo Guadalupe non ha partecipato al Palio visto che è rimasta alla mossa...
«La valutazione del Palio non sta a me farla così come quella della mossa. Come proprietaria il mio compito è presentare la cavalla in forma e sono contenta che sta bene e che è tornata in ottime condizioni».
Adesso cosa farà Guadalupe?
«Facendo soltanto la provincia adesso la aspetta tantissimo prato. Poi ricominceremo gli allenamenti in vista del prossimo anno quando sicuramente la ripresenteremo, sperando che il prossimo sia davvero l’anno buono».
Gabriele Voltolini

TROPPE REGOLE? In città, basta parlare con i proprietari, con i contradaioli, gli addetti ai lavori, i fantini e il coro è univoco: si stravolge la tradizione. A forza di mettere paletti non è più Palio. Che ha già in sé quanto serve per preservarsi e continuare a vivere nei secoli. Il dibattito è caldo in questi giorni, in realtà viene da lontano. Sulla mossa, per esempio. C’è chi sostiene che per accorciarla basta applicare in maniera stringente il Regolamento e le norme interpretative del ’91, chi, invece, dice che la soluzione è un’ulteriore ritocco. In che modo, però, ad oggi resta difficile declinarlo. Un giro di vite alle sanzioni che dovrebbe riguardare in particolare chi ha commesso infrazioni che contrastano con le linee guida dell’ordinanza del sottosegretario Martini? Orrore! Il Regolamento del Palio è già in grado di individuare e punire debitamente chi pone in essere comportamenti poco consoni alla Festa, non è permesso nerbare fra i canapi. Ed esiste da molto prima dell’ordinanza del governo. Il Comune lo applichi. Il partito dei correttivi alle regole, comunque, prende corpo. E’ quello che sostiene che la modernità avanza. Ma non trova troppi sostenitori. Morale: Brio rischia per quel suo gesto, se verrà riconosciuto tale nella relazione dei deputati e dal giudice paliesco.
Di più. Lo spettacolo fotografato dalle telecamere Rai, condito da alcuni commenti che hanno fatto indignare i senesi, potrebbe avere ricadute e conseguenze, magari anche noiose. Magari solo per non essere stato capito da chi non sa cosa è veramente il Palio. Sarà il caso di togliere la Rai? Se ne dibatte. Sarà il caso, piuttosto, di un’ulteriore presa di coscienza di Contrade e fantini?
La.Valde.

Riceviamo
«NELLA STAMPA LOCALE del 3 luglio abbiamo letto una serie di sconcertanti dichiarazioni rilasciate dal mossiere Giorgio Guglielmi di Vulci in merito alla mossa del 16 agosto e, in particolar modo, al plateale danno subito dall’Onda.Nel tentativo di difendere il suo operato, il mossiere cerca di scaricare ogni responsabilità sulla “situazione ambientale” (“era ormai buio e la mossa andava data”: e perché mai? Chi gli ha detto che andava data? Non sarebbe stato certo il primo rinvio nella storia del Palio, tant’è che il sindaco era sul punto di ordinarlo, disponendo l’esposizione della bandiera verde) e sulle spalle del fantino dell’Onda, accusato di passività, inesperienza e arroganza.
Tralasciamo, per brevità, le prime due accuse: se Guglielmi avrà la bontà di riguardare tutte le fasi della mossa, fin dalla prima chiamata fra i canapi, scoprirà che il comportamento del fantino dell’Onda è stato tutto meno che passivo e che la fiducia nella tutela dei propri diritti da parte di un mossiere all’altezza del suo compito, deciso e imparziale, non può essere trasformata in una colpa.
Quella che appare particolarmente intollerabile — perché lascia trasparire un’ostilità preconcetta — è l’accusa di arroganza, espressa dal mossiere con la frase “non è perché porta un certo nome che gli fanno posto”. E’ perché porta un certo nome che si può aver piacere di lasciarlo al canape, così impara?
Il mossiere si è dichiarato ripetutamente “dispiaciuto” per l’Onda. Poteva farne a meno: la nostra impressione, infatti, è che si sia “compiaciuto” di dare una lezione al fantino dell’Onda, a quel fantino che porta un certo nome. Ma il verrocchio non è una cattedra. Né spetta al mossiere dare giudizi sui fantini.
Come sempre, l’Onda ha agito in piena autonomia ed è orgogliosa delle sue scelte. Ha subito un danno e se lo tiene, senza atteggiarsi a vittima. Ma non può accettare la beffa di giustificazioni risibili. La mossa era da invalidare; e il fatto che ormai fosse buio non può trasformarla in una buona mossa.
Luciano Salvini
Priore della Contrada Capitana dell’Onda
Nello Cancelli
Capitano della Contrada Capitana dell’Onda

ELIMIA, il baio di 9 anni scartato alle previsite di agosto che ha all’attivo due Palii corsi, uno nel Montone e uno nella Tartuca, ha da poco cambiato proprietario. Il cavallo è passato da Carlo Brocci ad Alessandro Tozzi, attuale proprietario di Choci. Alessandro, quando hai deciso di prendere Elimia? «Innanzitutto dico che è un cavallo che mi è sempre piaciuto molto. La decisione di prenderlo è venuta poco tempo fa. Dopo la tratta ho deciso di acquistarlo e l’ho portato subito in scuderia. Mi servirà essenzialmente per far allenare in provincia qualche ragazzo che durante l’inverno verrà da me in scuderia. E’ un cavallo molto adatto per questo tipo di lavoro». Quali sono i tuoi progetti futuri per il cavallo? «Come detto, farà sicuramente tutta la provincia e forse anche qualche altra corsa». Lo ripresenterai nel 2010 alla previsita? «L’obiettivo è quello di riportarlo in piazza, quindi se il prossimo anno sarà in forma lo presenterò sicuramente alla previsita». Adesso lo sta montando Virginio Zedde? «Sì, per il momento lo monta Virginio, che sta allenando i cavalli della mia scuderia».
Gabriele Voltolini


di LAURA VALDESI
NON CI STA il mossiere Giorgio Guglielmi di Vulci ad accettare l’accusa di una presunta ostilità preconcetta da parte sua nei confronti del fantino dell’Onda Voglia. Affermazione che caratterizza uno dei passaggi della lettera firmata da capitano e priore di Malborghetto (vedi articolo a fianco). «Sicuramente le mie parole sono state comprese male — osserva a caldo il marchese —; se c’è un fantino con il quale ho maggiore confidenza perché ho avuto modo di trovarlo sovente nelle più importanti manifestazioni ippiche è proprio Silvano Mulas. Che peraltro stimo e rispetto per la caparbietà e il cuore con cui, un nome affermato come il suo, si mette in gioco per passione del Palio. Una scelta che può avere solo il mio rispetto, a prescindere da quanto avvenuto. Però sul verrocchio svolgo una funzione per la quale sia il suo nome che quello di tutti gli altri fantini diventano identici. Si annullano, così come quelli delle Contrade di cui indossano il giubbetto. Ripeto: un conto è essere lasciato al canape dopo venti minuti di mossa, un altro dopo un’ora e mezzo. Un paio di volte l’ho salvato, avevo fatto il possibile perché l’Onda potesse partire insieme agli altri, la terza mi è sembrato un po’ eccessivo. Tutti hanno compreso che la mossa era matura». prosegue: «Resta il fatto che sono il primo, come già detto, ad essere mortificato pur ribadendo che se mi capitasse la stessa situazione, ci fosse Mulas oppure uno degli altri nove suoi colleghi, prenderei la medesima decisione in presenza di quella condizione». Guglielmi poi aggiunge: «Esiste una cattiva abitudine radicata fra i grandi fantini delle regolari, quella di pretendere di entrare per ultimi nelle gabbie. Di solito viene tollerata, seppure sia sbagliata. Non vorrei che nella mente di Silvano Mulas, che è un professionista con la ’P’ maiuscola, abbia influito involontariamente questo aspetto». Si sente dalla voce che il mossiere è amareggiato per questa e le latre polemiche. «Inoltre, così mi è stato riferito, la commentatrice del servizio pubblico ha detto che io non avrei parlato, sarei rimasto in silenzio quando i cavalli erano fra i canapi. Insomma, un’accusa di lassismo che — ribatte — non corrisponde a verità. Se non si sentiva bene ciò che dicevo non è certo colpa mia. Sto preparando tra l’altro la relazione da allegare a quella dei deputati della Festa dove riporterò tutti i richiami fatti ai fantini. Sono stati molti. E li annoterò accuratamente». Elude però la domanda sulla possibilità di tornare nel 2010: «Non parliamone ora».

IL PALIO di Siena conquista anche i territori della stampa internazionale. Anche il Washington Post ha dato spazio al Palio nella sua rassegna fotografica del giorno. Accanto allo scatto del record del mondo dei 100 metri piani, la prestigiosa testata statunitense ha deciso di inserire l’immagine del secondo passaggio del Mari dal Casato.

IO VORREI sape’ se questo è il verso
vede’ una po’ po’ di lungagnata
quasi le nove è il cielo ‘terzo’
e la rincorsa, ancora ’u n’era entrata
Dicono: la colpa è del mossiere
no! so’ i fantini che fanno confusione
ai capitani starebbe provvedere
di risolve’ questa situazione
Magari eliminando la Provaccia
e corre’ il Palio ‘le sette si mattina
tanto, quella è un trottarello e basta
Dare modo così alla rincorsa
che ha ‘tempo’ tutta la giornata
che avanti notte, si decida e entri...
Maremma incavolata!!!!
Paf

DURANTE la diretta Rai del Palio alcuni ‘apprezzamenti’ sui meccanismi della Festa non sono piaciuti molto ai senesi. In merito è intervenuta l’autorevole voce ‘amica’ di Siena di Emilio Ravel. “Il giovinetto gode di ottima salute - ha commentato il giornalista riferendosi al Palio -, ma con qualche raffreddore”. Il cronista televisivo, ospite fisso della diretta Rai da Piazza del Campo elogia lo spettacolo del 16 agosto - “è stata una corsa fantastica, l’adrenalina, la notte che scendeva” - anche se non risparmia qualche piccola critica. “Io parlo da amico del Palio, senza presunzione - precisa Ravel - però devo dire che non si può andare avanti con una mossa che ormai d’abitudine dura un’ora e venti”. Secondo il giornalista l’attesa snervante sottoporrebbe fantini e cavalli a numerosi rischi. “Chi di dovere dovrebbe trovare qualche correttivo, ho sentito che anche i capitani hanno dichiarato le loro preoccupazioni”. Ma, a quanto pare, non tutto il male vien per nuocere. “Devo ammettere che il prolungarsi della mossa - conclude Ravel - non ha affatto nuociuto agli ascolti, altissimi fino alla fine e addirittura in aumento con il passaggio a Rai3”.
Laura Tabegna


ALESSIO MIGHELI ha vissuto il Palio di agosto da spettatore. Le prime due prove nella Lupa non hanno avuto un seguito, visto che la contrada di Vallerozzi ha deciso di affidarsi al suo fantino Vittorio, anche se dopo la caduta del Fais durante la prova generale sembrava potesse aprirsi uno spiraglio di monta.
Alessio, come è stata l’esperienza nella Lupa?
«Sicuramente positiva. E’ andata benissimo, sono stato accolto molto bene dalla Contrada e mi sono trovato alla perfezione con la dirigenza e con tutto il popolo della Lupa, quindi considero il bilancio più che positivo».
Speravi di montare per il Palio? «No, nessuna aspettativa in più di quello che poi è stato. Sapevo che avrei fatto solo qualche prova, in attesa del recupero di Gianluca dal piccolo infortunio provocato dalla caduta durante le prove di notte».
Il tuo rapporto con Vittorio com’e stato? «Diciamo che è e rimane un normale rapporto tra colleghi così come lo era prima che montassi nella Lupa. Non siamo amici ora come non lo eravamo prima, siamo semplicemente colleghi com’è giusto che sia».
Adesso ci attende un lungo inverno. Rimarrai fantino del Drago? «Certamente. Il mio rapporto con il Drago è consolidato da tempo. Non è cambiato assolutamente niente rispetto a qualche giorno prima del Palio di Agosto».
Sei già in vacanza o prossimamente correrai da qualche parte? «A settembre correrò al Palio di Asti e poi finalmente un po’ di meritata vacanza, prima di ricominciare l’allenamento in vista del prossimo anno».
Gabriele Voltolini

di GABRIELE VOLTOLINI
E’ BARBARESCO da 24 anni, ma mai aveva provato la gioia della vittoria.
Per Mario Papei, la prima volta ha un sapore particolare e forse è un segno del destino, visto che è entrato a far parte dello staff solo 10 giorni prima del Palio di Luglio.
Mario, che sensazioni hai provato?
«Una sensazione indescrivibile. Sono sempre senza parole. E’ stato come la nascita di un figlio. In 24 anni di barbaresco non avevo mai vinto e questo è il coronamento di un sogno».
Quando sei rientrato a far parte dello staff Palio?
«Dieci gironi prima del Palio di luglio perché il barbaresco precedente aveva avuto delle divergenze con la dirigenza. Il capitano mi ha chiesto di rientrare ed io non ho potuto rifiutare perché alla contrada non si dice mai di no».
Un lavoro di gruppo che vi ha portato alla vittoria.
«Si, è verissimo. Abbiamo lavorato tanto tutti insieme, con Paolo, con i mangini, con tutta la stalla e con un grande professionista come Andrea Mari. Da subito, dopo il 13, ho capito che ce la potevamo fare».
Tuo fratello Roberto, che ha portato nella stalla Istriceddu, ci ha raccontato che per prima cosa è venuto ad abbracciare te alla fine della corsa..
«Sì, io sono andato a prendere il cavallo, mi sono girato e mi stava letteralmente saltando addosso. E’ stata un emozione unica così come il cammino verso il Duomo, con le mie figlie da una parte ed il cavallo dall’altra. E’ stato come il finale di un film meraviglioso».
A chi dedichi la vittoria?
«A tutti, alla mia famiglia, a chi non c’e più ed anche a me stesso, per tutti i sacrifici fatti».
Due parole su Istriceddu.
«Un cavallo perfetto. E’ stato eccezionale per tutti i 4 giorni. Sono ormai 30 anni che sto a contatto con i cavalli e devo dire che lui è stato semplicemente perfetto. Anche durante la corsa lo ha dimostrato. Ce ne fossero di cavalli così».

Fate largo, sfila «la regina della notte»
Il corteo della vittoria sarà domenica, forse al calar della sera
UNA TRADIZIONE che viene da lontano diventa ora una straordinaria occasione di festa: la Civetta, infatti, come ogni 19 agosto, questa mattina partirà in pullman diretta verso l’abbazia di Monte Oliveto Maggiore. Se gli anni scorsi la finalità era quella di rendere omaggio al Beato Bernardo Tolomei, stavolta la festa ha un sapore del tutto particolare: la canonizzazione di Bernardo Tolomei da un lato ed il trionfo nel Palio dell’Assunta (a lui dedicato) dall’altro, spingono tantissimi contradaioli a questo doveroso atto di devozione. Tra l’altro, proprio dalla scorsa primavera, il Santo è diventato coprotettore della Contrada insieme a Sant’Antonio da Padova.
Il clima di festa, con tanto di drappellone al seguito, arriverà tra i silenzi delle Crete: «Non abbiamo certo avuto il tempo di organizzare le cose con calma – sottolinea il priore Carlo Rossi – ma questo rende il pellegrinaggio più sincero e spontaneo. Quello di oggi è solo il primo atto di devozione: quanto prima, infatti, avremo nel nostro oratorio un’opera d’arte dedicata al nuovo coprotettore. Cercheremo di farcela per la cena della vittoria: in ogni caso l’inaugurazione avverrà entro il prossimo autunno». Il pullman partirà alle 8.30 dal posteggio della piscina dell’Acquacalda, mentre il rientro è previsto per le 17. Per quel che riguarda il corteo, la data resta fissata per domenica prossima. «Dovremo coordinarci con la Selva – conclude Carlo Rossi – in quanto la Contrada di Vallepiatta farà il giro della festa titolare. Siamo al lavoro per definirne il tema e tutto il suo svolgimento». Il tema della sfilata, salvo novità dell’ultima ora, dovrebbe essere «La regina della notte. Gioco, fortuna, magia e amore». E non è da escludere che si svolga al calare della sera, non alle 18 come è sempre stato.
Giuseppe Stefanachi-

TORNA a cantare la contrada del Coro, con la vittoria del Palio della Madonna di San Pietro di Piancastagnaio, edizione numero 30. Una vittoria che ha i colori del drappellone dipinto dal chirurgo senese Carlo Sassi. Il merito del successo va al fantino Giuseppe Zedde, detto Gingillo (nel tondo), con il cavallo Rinki. E’ stato un palio dalla mossa interminabile, a cui sembra aver fatto scuola la grande piazza di Siena. Delusione cocente per le altre tre contrade. Borgo con il cavallo Innuendo e il fantino Mario Canu, Clemente, rientrato lo scorso anno dopo la squalifica nel campo Pianese e stella in discesa dopo le due prestazioni. Castello, con il fantino Simone Mereu, detto Bonsay per la statura, e il cavallo Polpettina, dopo due palii vinti a ripetizione si ferma, nonostante un’ottima corsa. E infine Voltaia, che quest’anno sognava di rompere il digiuno durato sei anni, con il fantino Antonio Siri, detto Iosto,con il cavallo La Segretaria. Ricordiamo che la contrada bianco nera aveva rotto il rapporto con Walter Pusceddu, Bighino, dopo l’infortunio del suo cavallo, preparato per questo Palio Pianese. E’ stato un Palio che il mossiere Massimiliano Narduzzi di Anguillara Sabauza si ricorderà a lungo, anche per le ammonizioni date alla contrada di Borgo e Coro. Un palio difficile da dimenticare anche per l’ora e venti di richiami e ordini, e per la serie imprecisata di mosse false. Si è rischiato davvero di non correre la carriera Pianese, per il buio incombente, con i lampioni della pubblica via già accesi. Nella nuova tribuna, gremita di gente, un applauso ha accolto un ospite veramente illustre: il fantino vincitore del Palio dell’Assunta, per la Civetta, Andrea Mari. Il vincitore di Piazza del Campo non si è risparmiato in abbracci e saluti, commentando la sua fresca vittoria come un evento veramente emozionante, superiore al primo palio vinto. Nel frattempo, il giurì del Palio ha decretato la contrada di Borgo vincitrice del premio Cupello, che viene assegnato alla migliore comparsa. Quindi, dopo un lungo braccio di ferro tra mossiere e fantini, ecco la mossa decisiva che vedeva Gingillo subito in testa, seguito dal Canu, da Siri e da Mereu. La situazione è decisamente cambiata alla prima curva, per la caduta di Siri, poi il gioco lo hanno fatto le altre due contrade, con Canu secondo, che trovatosi accanto a Mereu ha attaccato una piccola scaramuccia a suon di frusta. Ne ha approfittato Gingillo per continuare la sua corsa verso il traguardo. Innuendo ha perso ritmo, favorendo l’ultimo tentativo di Mereu di sorpassare Coro, ma inutilmente. Il suono della Campana ha gettato nell’entusiasmo i contradaioli coresi, subito corsi a prendere il Palio. Poi festa per una notte intera.
Giuseppe Serafini

Postato da: Elitre ore 12:11 | Link | commenti
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martedì, 18 agosto 2009
Assunta 09 - il dopoPalio


Gli articoli da La Nazione di oggi

     IL CAPITANO DELLA CIVETTA BETTI: «FRA I CANAPI E’ STATA UNA BATTAGLIA»
«Il gesto di Andrea? Una difesa»
di GABRIELE VOLTOLINI
DURANTE LA DIRETTA televisiva del Palio dell’Assunta a molti era sfuggito il tocco con il nerbo da parte di Brio sull’occhio del cavallo del Leocorno Lampante. Ieri pomeriggio, però, le riprese di «Canale 3» hanno mostrato il fatto e si è subito scatenato un putiferio. Il capitano della Civetta Betti prova a fornire la sua versione: «Dal palco dei capitani non mi sono accorto di niente e credo che neanche il capitano del Leocorno, che era accanto a me, se ne sia reso conto. Fumi poi è sceso in pista e quando è tornato ha parlato di una nerbata di Andrea al loro cavallo. Ancora devo rivedere le immagini e quindi non posso rispondere al riguardo. Però voglio dire una cosa, cioè che sono cose che nel Palio possono capitare. Tra i canapi è stata una battaglia. Noi cercavamo il posto mentre la nostra avversaria cercava di darci fastidio ed infatti il Leco ha prolungato la mossa di un ora e venti. Fa parte del gioco e rientra nella politica della rivalità tra contrade. Credo che il gesto di Andrea sia stato solo una sua difesa, una reazione a quanto stava facendo il Leocorno tra i canapi. Così come rientra nel gioco del Palio ostacolare l’avversaria e prolungare la mossa come ha fatto il Leocorno, così rientra nel gioco anche la reazione di Andrea. Credo comunque che questo caso, rispetto a quanto successo nel passato tra nemiche, come per esempio la squalifica dell’Aquila per i fatti accaduti con la Pantera, sia veramente una cosa di poco conto. Se poi qualcuno vuol far polemica la faccia, io non voglio farla in questo momento, magari riparliamone più avanti e a mente lucida. Concludo dicendo che io sono nato in Piazza del Campo e da quando sono nato il Palio è così, se poi vogliamo cambiare le regole, parliamone».

«Una vittoria in 30 anni possiamo permettercela»
Fumi (Leocorno): «Nerbata al canape? Stiamo facendo verifiche. Se così fosse...»
di LAURA VALDESI
«RICORDO che quando la Civetta vinse nel 1979 ero guardafantino, avevo 21 anni. Rammento tutto molto bene, anche le ’tragedie’ che ci furono. Ebbene, oggi il Leocorno è una grande Contrada, non c’è stato nulla contro il fantino o la dirigenza. Ha dimostrato una serenità incredibile, una forza che adesso mi rende tranquillo. Questo successo della rivale non ha destabilizzato Pantaneto che, ovviamente, ha preso una botta. Ma già pensa a luglio, quando correremo di diritto. Sono dispiaciuto, chiaro, tuttavia ritengo che dopo 30 anni di digiuno una vittoria della nostra avversaria ce la possiamo anche permettere». Il capitano Luigi Fumi Cambi Gado rende comunque onore alla Civetta «che aveva un primo cavallo, un’importante forza economica, un fantino che non voglio commentare. Il Castellare ha fatto un grande Palio, non è stato vinto a caso».
Capitano Fumi, come giudica l’esordio di Filuferro?
«E’ stato un leone per oltre 70 minuti, dopo la mossa che siamo partiti davanti, poi annullata, si sono accorti che il Leocorno c’era e forse non doveva vincere. Qualcuno si è spaventato e il Palio è cambiato un po’».
Chi?
«Io dico solo che se fra dirigenti si impostano dei discorsi, di essi mi fido. Dei fantini invece no ma riconosco che fanno il loro mestiere, so che sono così. Chi deve rispondere del loro comportamento sono i dirigenti: se danno indicazioni e poi chi indossa il giubbetto muta strategia non ci si può nascondere dietro un dito. Se non ha rispettato le indicazioni vuol dire che il dirigente non si è fatto capire o il fantino non l’ha tenuto in considerazione. Oppure... lasciamo perdere».
Perché Fumi è sceso dal palco agitandosi e controllando il cavallo?
«Mi risulta, perché io non ho visto ma sul palco dei giudici mi è stato riferito, di un problema al cavallo causato dalla rivale. Stiamo facendo le verifiche del caso».
Si parla di una nerbata che l’avrebbe raggiunta all’occhio fra i canapi.
«Vorrei dire innanzitutto che la cavallina sta bene, è rientrata nella stalla a posto, ha subito mangiato. Se c’è stata la nerbata, su cui come detto faremo accertamenti, non ha comunque creato disagio a posteriori. Sul momento sì, quando sono sceso ho visto che l’occhio lacrimava e mi sono indignato per certi comportamenti che, al di là della rivalità, non vanno bene. Di qui la mia reazione che tutti hanno notato. Nessuna autocommiserazione, vorrei fosse chiaro, tuttavia sono fiducioso che il Comune prenderà provvedimenti. In caso contrario vorrà dire che altri, nella stessa situazione, si sentiranno autorizzati ad agire nello stesso modo. A Mureddu avevo detto di comportarsi nelle regole, senza prendere nessuno per le briglie, facendo opera di disturbo ma non volevo squalifiche per la Contrada. Niente killeraggio. E lui ha obbedito. Se poi tutto diventa lecito, dico che anche al nostro fantino non sarebbe stato pensiero assumere un atteggiamento diverso».
Insomma, Fumi chiede il rispetto delle regole.
«Dico solo che non si possono fare figli e figliastri, anche in considerazione del bene supremo che è quello della Festa. Ditemi insomma quali sono i limiti, e io li rispetto. Se sono quelli che ci hanno insegnato fino ad oggi, li conosco. Se poi si usa il nerbo oppure altre situazioni e questo è il Palio moderno allora non va bene. Decidiamo cosa vogliamo fare e che sia chiaro. Basta dirlo».
La mossa?
«La stima resta, c’è sempre stata.Come tutti gli uomini, però, siamo soggetti anche a qualche piccolo errore. Se si vuole leggere come s’è sviluppata la partenza, al di là del fatto che ha vinto la rivale, non sono stato contento. Nessuno sbaglio clamoroso ma piccole inefficienze che possono condizionare molto. Il mossiere è un’espressione nostra, uno sbaglio suo è uno sbaglio nostro. Bisogna riflettere non sul nome ma su ciò che vogliamo da lui. Poi posso dire che chi sta sul verrocchio deve conoscere bene le Contrade: chiamava la Torre, intendeva la Civetta. I giubbetti sono un po’ diversi, vuol dire che si è creata confusione in testa. Credo poi che un occhio vigile alla rincorsa gli dovesse essere dato, andava richiamata in maniera più decisa. L’Onda, poi, in quella buona era girata. Se ha annullato le prime doveva farlo anche con l’ultima. Non importa se si rimanda il palio al giorno dopo, questo vuol dire cambiare filosofia in corsa».
Jonatan?
«E’ un grande uomo. Al di là dell’affetto, contano i gesti. E’ rimasto sempre con noi, ha guardato il Palio in palco con i guardafantino. Poteva defilarsi, non l’ha fatto».

HA FATTO UN OTTIMO Palio Luca Minisini detto Dè, nonostante la caduta al terzo San Martino quando era impegnato nella rincorsa alla Civetta. «Sto bene — rassicura subito il fantino dell’Aquila — e di certo poteva andare peggio. Me la solo cavata con dieci punti di sutura sullo stinco della gamba destra, quella che ho battuto nel colonnino, e una distorsione alla caviglia. Di quello che ho fatto sono contento e consapevole di aver dato il massimo. Ci ho messo cuore e determinazione, ma per vincere mi è mancata un po’ di fortuna». Quindi quella lunga mossa dove Indira Bella proprio non voleva saperne del canape. «Come a luglio nell’Oca stare parallelo al canape era l’unico modo per tenere lì la cavalla e una cosa del genere quando sei basso non la puoi fare, anche perché rischi di dare noia agli altri. Al primo San Martino poi sapevo di dover dare tutto. Partendo da dietro solo una traiettoria bassa mi poteva consentire di recuperare posizioni e Indira la conosco e sono consapevole che certe cose te le permette. Quando sono arrivato addosso alla Civetta andavo più forte e ho provato a passare all’interno ma Andrea è stato sveglio a chiudere lo spazio. A San Martino la cavalla era stanca, mi ha abbandonato di colpo e si è buttata facendomi cadere. Sui tre giri Indira è valida, ma alla mossa ha un problema non da poco». Quindi considerazioni finali. «Nei due palii mi sono fatto vedere, peccato non essere riuscito a vincere. Con l’Aquila poi il rapporto è splendido ma già nel 2005 mi ero trovato bene. Adesso un po’ di ferie e poi si riparte alla grande verso il 2010».
Paolo Brogi

IL PIU’ PENALIZZATO dalla mossa è stato sicuramente il fantino dell’Onda Silvano Mulas detto Voglia (nella foto). Lo stesso fantino di Malborghetto ha raccontato ieri, durante la trasmissione di Canale 3, il suo Palio. «E’ stata un’ora e mezza davvero faticosa ma alla fine la cavalla non era nemmeno più nervosa di altre, nonostante le botte prese. C’erano otto cavalli che mi schiacciavano verso il basso, tutti più grossi di Guadalupe che in fin dei conti non aveva nemmeno il fisico per reggere determinati urti. Quest’anno — continua Silvano Mulas — le cose sono andate di male in peggio. A luglio il problema al cavallo ad agosto il mossiere, che ancora una volta ha dimostrato di essere un vero incapace nel gestire la situazione, mi ha lasciato là. Vorrei sapere perché l’Aquila e la Pantera che non occupavano il posto a loro assegnato non sono mai state richiamate, mentre il sottoscritto la prima volta che ha provato a cambiare ha subito beccato la sanzione. La cosa che mi fa più rabbia è che nei giorni precedenti avevamo fatto la riunione con il mossiere e ci aveva detto chiaramente che non voleva sacrificare nessuno, concendendo a tutti l’opportunità di partire. Ero fuori, rigirato e ricordando quelle parole non pensavo davvero che desse buona la mossa. Lo avessi minimamente sospettato mi sarei piazzato al verrocchio facendo rinviare il Palio».

MOSSIERE A PARTE — conclude Mulas — ho avuto la sensazione di essere scomodo e non ben visto forse perché fuori da certi giochi. Dispiace perché nei giorni di prova avevo lavorato bene con la cavalla, tenendola un po’ nascosta ma trovando il giusto feeling. Di certo ci riproverò e sarò più cattivo perché vogliono così e allora si troveranno di fronte un Mulas diverso. Ringrazio l’Onda per la fiducia che mi hanno dato e il rapporto rimane solido, anche se loro il prossimo anno devono essere estratti per poter correre».
Paolo Brogi

Quel soprallasso fuori controllo
Sopralasso dell’Onda semina il panico in Prefettura. E’Alessandro Del Porro, deputato della Festa a conferemare la voce che il pomereiggio del 16 serpeggiava per la città : «Ci siamo recati sul posto dove ci hanno spiegato che il soprallasso aveva perso il controllo e aveva cominciato a sfregarsi contro i muri perimetrali della prefettura. Sono riusciti a fermarlo arginandolo nella parte d’ingresso. Il Comune ha a quel punto messo a disposizoione un altro soprallaso per evitare di far saltare la passeggiata storica al fantino dell’Onda. La Contrada si è dimostrata disponibile, ma poi ci siamo resi conto che i finimenti da utilizzare erano danneggiati in modo irrimediabile in tempi così stretti. A quel punto per motivi di sicurezza il fantino è stato escluso dal Corteo. L’incidente ha tra l’altro fatto ritardare l’operazione d’infiascamento, effettuata più tardi della quarta Contrada secondo quanto stabilisce il regolamento. L’episodio sarà trattato nella relazione che i deputati della Festa depositerranno in Comune». Ca.Fe.


di CATERINA FERRINI
ANTONIO VILLELLA (nella foto) parla del Palio di San Marco.
Il tuo Palio parte dalla rincorsa
«In tutte le mosse che ho dato, ho cercato di partire al meglio possibile e di non lasciare nessuno al canape, anche perché dopo le prime due mosse false ho capito che il mossiere voleva che tutti partissero in ogni maniera. Per Antonio Villella, 40 minuti di mossa vanno più che bene».
Hai dato l’utlima mossa perché si stava facendo troppo tardi?
«A quel punto sono partito perché ho considerato che non mi conveniva far rimandare il Palio. Ho pensato che il mio cavallo, rimasto fuori dai canapi fosse più fresco degli altri, in realtà poi anche Leolui aveva subito l’attesa».
Hai interpretato la rincorsa in maniera opposta a quella del Tittia di luglio: con il cavallo fermo al verrocchio...
«Sì, in maniera tale che gli altri avessero l’intenzione che potesssi entrare da un minuto all’altro. L’intenzione era darmi la mossa e cercare una traiettoria interna».
In una delle mosse hai lasciato Trecciolino al canape...
«Io facevo il mio, durante le quattro mosse al canape ci sono rimaste diverse Contrade. Una volta è capitato ad una, una volta all’altra».
Poi in corsa...
«Ho trovato qualche intoppo che non mi ha consentito di far sfilare il cavallo come volevo».
Cosa pensi ora di Leolui?
«Penso che sia un cavallo assolutamente da riprendere, in questo Palio era forse ancora un po’ verde».
In che rapprti sei rimasto con la Chiocciola?
«Durante il Palio c’era una situazione particolare, li ho sentiti tutti molto vicini, me lo sentivo cucito addosso il giubbetto».
Per te era un Palio importante, come è andata?
«Alla fine credo sia stato un Palio positivo, ho portato a casa la dignità e ho fatto rispettare il giubbetto che indossavo».

SGAIBARRE «NON VOLEVO RIMANDARE IL PALIO PERCHE’ LEO LUI ERA PIU’ FRESCO»
«Quaranta minuti di mossa per me erano già tanti»
di LAURA VALDESI
GRINTOSO e determinato, Trecciolino. Si è vista tutta, in corsa e nei tre giri, l’esperienza di chi ha vinto 11 Palii. E anche domenica ha onorato il giubbetto, tentando fino all’ultimo di recuperare su Brio e Istriceddu.
La Civetta, Contrada in cui hai esordito, ha interrotto il digiuno dopo 30 anni.
«Ho vinto anche io nella Torre e nell’Istrice dopo che, rispettivamente da 44 e 25 anni aspettavano di conquistare il Palio. Capisco in prima persona quello che provano i popoli, sono contento per la Civetta».
Due Palii corsi nell’Istrice con la rivale in Piazza.
«A luglio la Lupa aveva un cavallo più svelto in partenza, più gestibile alla mossa, che riusciva a partire davanti ma con minore potenza. Ad agosto quelli di Istrice e Lupa avevano sostanzialmente le medesime potenzialità : la differenza stava nel fatto che Gammede li faceva partire davanti, mentre Ganosu è un soggetto che come si è visto nelle corse in provincia viene da dietro. Alla fine ciascuno ha provato a cercare di sfruttare le qualità del cavallo».
Hai avuto paura che potesse vincere la rivale?
«L’avevo davanti, è normale. Per quanto mi riguarda non ho mai smesso di crederci, ho spinto fino all’ultimo per riprendere sia la Lupa che la Civetta. Anche se Istriceddu era una garanzia, come Già del menhir a luglio. C’ho provato».
Una mossa lunghissima.
«Credo che dal punto di vista contradaiolo c’è chi può non essere contento. Ma siccome io sono di Siena, oltre che un professionista, mi piacerebbe continuare a guardare il Palio per come è , nella tradizione. E’ stata una bella corsa, come ho già avuto modo di dire, d’inverno mettiamoci in una stanza e parliamo di tutto. Però dentro le mura».
Nei quattro giorni ha tenuto banco il valzer di giubbetti: vero o virtuale?
«Dargli una risposta ora sciupa un po’. Secondo me era tutto vero. Il Palio è bello, poi, perché ciascuno in fondo gli dà la sua lettura. Non leviamo anche questo aspetto».
La scelta di tornare nell’Istrice è stata dettata da rapporti invernali, dal cavallo, oppure...
«Da tante cose insieme, prima di tutto l’estrema fiducia che mi ha dimostrato non soltanto la dirigenza, con cui magari è più continuo il rapporto, quanto tutti i contradaioli».
C’era un istriciaiolo che, per tutto il tempo di mossa ti gridava «Gigi, attento!»
«Impossibile, anche volendo non sentirlo (ride, ndr). Non so chi sia, era molto preoccupato».
Sgaibarre nella prima mossa, poi annullata, ha lasciato Trecciolino al canape?
«Non le ho ancora riviste le partenza».
Pensavi che il Palio potesse essere rinviato?
«Finché il mossiere non diceva nulla ho conservato la concentrazione massima, guai ad abbassare la guardia».

Un Palio sotto i flash, come nel 2002.
«Sì, è vero, l’ha ricordato».
Caria (nella foto)?
«Sono di parte... fa piacere che abbia esordito, era pronto a compiere questo passo. Ha trovato una situazione piuttosto complessa con otto rivali. Penso pertanto che abbia superato il primo, bada bene dico il primo, esame di una lunga serie. Grazie anche alle condizioni di tranquillità in cui l’hanno messo dirigenza e Contrada».
Il lotto: qualcuno ha deluso?
«Ognuno aveva le sue caratteristiche ma per fare la prestazione ed esaltarle ci vuole la situazione».
Che inverno sarà per Gigi?
«Spero non sia freddo e che si possano montare i cavalli».
Scherzi a parte: il Nicchio?
«Stamani (ieri, ndr) ho fatto una chiacchierata con Mario (Corbelli, ndr) in modo sereno e piacevole. Vado qualche giorno in ferie in Sardegna, quando torno se ne riparla».
Altre Contrade si sono fatte avanti?
«Quando si dice il 17 per tracciare una linea è solo simbolico, il Palio è appena corso».


SOLO QUALCHE sbucciatura per Giovanni Atzeni. Una caduta al primo San Martino ha interrotto il Palio del fantino che difendeva i colori della Giraffa.
Giovanni, un’analisi del tuo Palio a partire dalla mossa.
«La mossa è stata veramente lunga e estenuante, la presenza di tutte quelle rivali rendeva le cose difficili per tutti. Il mio cavallo mi ha dato qualche problema per un fatto di lucidità, dopo tutto quel tempo nessun soggetto era più brillante».
Ad un certo punto ci sono state delle tensioni tra te e Voglia?
«Non parleri di tensioni, ci siamo un po’ presi perché nessuno dei nostri cavalli riusciva a rimanere tranquillo. Niente di personale il tutto era dovuto alla situazione».
La mossa valida ti ha svantaggiato?
«Quando siamo partiti anch’ io ero un po’ girato. Probabilmente il mossiere l’ha data valida perché era tardissimo. Da una parte lo capisco: che doveva fare? Io a quel punto avrei preferito che si rimandasse al giorno dopo, i cavalli a quel punto erano finiti per tutti».
Cosa è successo in corsa?
«Al primo San Martino ho tentato di girare basso per recuperare terreno, ma il cavallo ha toccato con l’anca, il contraccolpo mi ha fatto sbilanciare e sono caduto».
Cosa pensi ora di Giordhan?
«Continuo a pansare che Giordhan sia un grande cavallo, la mossa lunga ci ha svantaggiato non poco. E’ un soggetto preciso e veloce, ho buttato via una bella occasione, mi dispiace tantissimo per la Giraffa che in questi quattro giorni mi ha trattato come un signore. Ho passato giornate molto piacevoli con la stalla e con la dirigenza formata da persone veramente in gamba».
Caterina Ferrini

di CATERINA FERRINI
Francesco Caria, analizza il Palio che lo ha visto difendere i colori della Torre, partendo dalla mossa.
«Veramente lunga e complicata dalla presenza delle rivali al canape, si era quasi fatto buio. C’era molto movimento nella parte bassa del canape, del mio cavallo sotto questo punto di vista non posso proprio dire niente, è stato petto al canape».
Era valida?
«Tra tutte, forse era la peggiore, credo che sia stata data perché era quasi buio. In tutte le mosse erano comunque rimaste al canape alcune Contrade, io avrei preferito la seconda partenza anche perché ero partito meglio. D’altro canto capisco che per il mossiere non sia stato affatto facile, la situazione era molto complicata».
Il posto al canape ti ha svantaggiato?
«Ero tra la Lupa e l’Istrice: mentre l’Istrice teneva il cavallo dritto, quello della Lupa si metteva di traverso. Ho parlato con il fantino della Lupa chiedendogli di sistemare il cavallo per evitare di ostacolarci reciprocamente in partenza. Ho cercato di farmi rispettare nei limiti del possibile per evitare di rimanere intruppato, avevo un giubbetto da onorare. Avrei preferito avere un posto basso, la cosa in effeti mi ha svantaggiato. Durante le prove mi ero reso conto che i cavalli dei primi tre posti schizzavano via con facilità e si potevano permettere certe traiettorie. La potenza dei cavalli alla fine era simile, il posto era un dettaglio importante».
In che rapoporti sei rimasto con Salicotto?
«Al rientro sono stato accolto molto bene, la Torre è una grande Contrada. Ringrazio la dirigenza che mi ha dato l’opportunità e la fiducia di per arrivare in Piazza. Pensavo che fosse una cosa più grande di me, ora mi sono reso conto che con molto impegno ce la posso fare».

«In contrada contenti di me»
«Ho fatto ill massimo con un debuttante»
di KATIUSCIA VASELLI
UN INIZIO ben poco fortunato per Vittorio che in questo Palio di mezz’agosto ha avuto sempre l’incertezza dell’essere sul tufo la sera del 16.
Prima il piccolo infortunio che ha voluto Girolamo a indossare il giubbetto di Vallerozzi per le prime due prove. Poi il ritorno e la brutta caduta per la prova generale, all’abbassarsi del canape. Tanto che in molti la sera stessa si chiedevano se Gianluca Fais — fantino della Lupa sull’esordiente Gammede — sarebbe stato a cavallo la sera del Palio.

LUI C’È STATO e ha fatto la sua corsa: «Sono arrivato a montare quando non ero al cento per cento della forma ma neanche così impedito da dover rimanere a casa. anzi, in Piazza mi sono presentato col giubbetto della Lupa convinto di poter dare tanto, comunque di provare a fare bene il Palio, pensare sempre alla vittoria con Gammede, un cavallo che per me avrebbe potuto essere una sorpresa. Anche la sera del Palio, infatti, ho cercato sempre di sfruttare le buone caratteristiche che aveva mostrato anche durante le prove, in particolare in partenza visto che anche io sono un partente».
Di sicuro la mossa lunga ed estenuante, dove — ricordiamo — la Lupa aveva il settimo posto al canape, non ha aiutato nonostante Gammede fosse piuttosto tranquillo rispetto ad altri...
«Sì — spiega Vittorio — tutto sommato durante le fasi di una mossa troppo lunga, Gammede ha subito pochissimo, è sempre stato abbastanza tranquillo e anche in occasione delle prime mosse non valide sono partito sempre bene. Basti pensare che anche nel momento della mossa buona, sono uscito primo. Speravo di poter partire il più velocemente possibile perché con un lotto di cavalli così se riesci a prendere le prime posizioni, puoi lottare, altrimenti recuperare è difficile. Invece poi la corsa, nonostante sia uscito primo, mi ha visto impossibilitato a scegliere traiettorie basse dal primo San Martino dove ho preso anche una bottarella dall’Aquila e di lì in poi io spingevo il cavallo in basso ma lui andava largo, non mi permetteva di farlo. Poi al terzo San Martino ancora l’Aquila e sono quasi andato in terra».
A conclusione della corsa, il rientro in Contrada...
«Tutto benissimo. Sono stati contenti, hanno visto che ho fatto il massimo che si poteva fare con un cavallo debuttante. Ho dato tutto e la Lupa l’ha visto».


GIOVE DEUS non ha niente di particolare e la sua ‘salita’ al Ceppo dopo il Palio dell’Assunta corso nella Pantera con Giuseppe Zedde detto Gingillo è avvenuta per analizzare la situazione e accertarsi che non ci fossero problemi più gravi. Ne parla direttamente il proprietario Nicola Sandroni: «Il cavallo sta benino. La sera del Palio abbiamo deciso di portarlo subito in clinica perché non era rientrato bene dopo la corsa. In pratica ha un tagliettino sulla corona e una contrattura al muscolo ma questa risale alla prova generale, quando è rimasto impigliato nel canape. Sono state fatte delle lastre che per fortuna hanno dato esito negativo. Adesso un po’ di riposo, come del resto era già in preventivo, e poi si ripartirà con fiducia verso il 2010». «Peccato — dice ancora Nicola Sandroni — perché come dimostrato anche a luglio eravamo convinti che potesse lottare il Palio, visto che al canape si è dimostrato uno dei migliori rimanendo sempre davanti e purtroppo propripo al momento della partenza non era messo bene. Devo ringraziare anche la Pantera e quelli della stalla che ci hanno accolto benissimo, dimostrando la loro competenza».
Paolo Brogi


HA ACCOMPAGNATO il fantino, durante il corteo storico, fino alla mossa, dopo averlo guardato entrare in Piazza. Un atteggiamento quasi paterno quello del capitano Enrico Fatucchi nei confronti di Tremendo. «Un debuttante che ha fatto una buona prestazione — dice al ricevimento della Civetta —, specie durante l’ora e mezzo della mossa. Gli avevo chiesto di essere sempre pronto sul canape, ha costantemente tenuto il contatto, un atteggiamento che mi è piaciuto. Bisognava essere vispi e determinati».

QUANTO A GUSCHIONE non nasconde un pizzico di delusione per la prestazione al di sotto delle aspettative. «Secondo Francesco, che è il nostro veterinario, la lunga mossa ha fortemente condizionato le prestazioni del sauro. Che è un maschio però con un fisico quasi da femmina. Nei quattro giorni vedevo girare fra le colonne dei posteriori con delle spinte sicuramente maggiori rispetto a quelle del nostro cavallo e anche delle aperture di petto notevoli. Tanto è vero che con il veterinario mi sbagliavo, a volte, gli dicevo ’la cavalla’».

SULLE MOSSE FATUCCHI svela che il commento in diretta di chi era sul palco è stato unanime: «Gli aspetti che hanno esasperato la mossa di luglio sono stati accentuati e anche la determinazione di Guglielmi forse qualcosa ha lasciato a desiderare. Sarà un inverno di grande riflessione, già insieme ad alcuni colleghi, sempre sul palco, abbiamo fatto questa riflessione».

di KATIUSCIA VASELLI
ANNATA tutto sommato positiva per Gingillo, come lo stesso fantino commenta, perché dopo la vittoria di luglio nella Tartuca, ad agosto col giubbetto della Pantera su Giove Deus è rimasto al canape per poi tentare fino in fondo la corsa. «Speravo di fare molto più in questo Palio, anche perché in Pantera ho trascorso quattro giorni molto belli, abbiamo lavorato bene e con la tranquillità giusta. A maggior ragione volevo fare un grande Palio e per come sono andate le cose ce l’ho messa tutta per sfruttare le possibilità del cavallo».
Cominciamo proprio da un commento su Giove Deus, cavallo che a luglio aveva fatto una bella corsa nella Lupa e che dopo il Palio del 16 nella Pantera - passando per la prova generale quando Giove Deus ha inciampato nel canape abbassato in ritardo - è stato portato alla clinica del Ceppo per un piccolo risentimento...
«Sono convinto che nei prossimi Palii il cavallo potrà stare nel lotto. Un paio di anni fa mi piaceva meno, non sarà uno dei favoriti ma si mette sulle gambe subito, è preciso, mi devo ricredere molto. Purtroppo Giove Deus si è ricordato della botta presa al canape la sera della prova generale, magari il prossimo luglio non se ne ricorderà, spero. Sicuramente è da rivedere in Piazza».
Quindi si sarebbe prospettata un’altra corsa...
«Per quattro giorni abbiamo lavorato molto bene con la Pantera, se Giove Deus non si fosse ricordato della botta, sono sicuro che un Palio così ce lo giocavamo in tanti, con una posizione al canape che mi poteva permettere di prendere la testa e fare un bel Palio. Invece dopo la prova generale ho sentito il cavallo meno reattivo. Comunque potevo partire davanti all’Aquila solo che la rincorsa è entrata nel momento in cui ero girato».
Poca fermezza da parte del mossiere?
«Non è facile, capisco il mossiere. Dopo luglio e con tante avversarie tra i canapi ad agosto. Nei suoi panni non mi ci metterei e il suo lavoro l’ha fatto discretamente. Solo che a quel punto si poteva aspettare cinque minuti più, se doveva essere buona quella mossa, si sarebbe potuti partire anche prima»
Poi la corsa...
«Sì, col cavallo che aveva preso qualche pestone e a quel punto, quando sono partito non andava preciso come nelle prove, allargava, era dolorante e non era facile gestirlo bene. A quel punto ho provato solo a fare il possibile per riprendere l’Aquila anche se con la Civetta in testa, conoscendo la precisione di Istriceddu, ero leggermente più tranquillo ed ero convinto che Andrea non avrebbe sbagliato. Purtroppo da ultimo, grossi passi da gigante non li ho fatti, non c’erano cavalli come Già del Menhir e la corsa non è andata per Giove Deus pulita come a luglio, come avrei voluto».
Prossimi appuntamenti?
Domani (oggi, ndr) sarò al palio di Piancastagnaio, poi Asti e infine i festeggiamenti della vittoria nella Tartuca».


GIORDHAN è un buon cavallino, la Giraffa aveva riposto tante speranze nell’accoppiata con Tittia anche se tutto quel movimento fatto al canape dal cavallo durante le prove qualche pensiero lo dava. Soprattutto in Giraffa molti non sono rimasti soddisfatti del posto allo steccato toccato per il Palio poichè già dalla prima sera Giordhan aveva mostrato di non gradirlo troppo, preferendosi spostarsi di sopra. «Siamo stati penalizzati un po’ dall’andamento della mossa stessa, dalla sua lunghezza e un pochino anche dall’irruenza del cavallo. Speravamo di poter fare di più, ci riproveremo la prossima volta», commenta dai microfoni di Antennaradioesse il capitano giraffino Maurizio Vanni. Che in merito alla corsa di Tittia non ci sta a sentirsi dire che è finita al primo San Martino quando il fantino sardo-tedesco è caduto, per fortuna senza conseguenze. «E’ terminato alla mossa, se vogliamo essere obiettivi. Il suo Palio si è concluso lì». Parlando della partenza, dopo il precedente di luglio, riconosce che il tempo è stato «estremamente eccessivo. Io stesso avevo detto che mi piaceva un mossiere garantista però credo che qualche problemino stia cominciando a venire fuori».


GIOVE DEUS si è dimostrato un partente e aveva anche una monta di prestigio. Però al momento della partenza vera, quella che ha scritto l’esito del Palio dell’Assunta, è rimasto penalizzato insieme a Gingillo che lo montava. Non completamente, com’è accadutoa Voglia dell’Onda, tuttavia è risultato determinante per la corsa quel ritardo. «Mosse come quella che poi è stata data buona il mossiere le ha sempre annullate. Se poi si deve dare valida perché non si è stati capaci prima di gestirla al meglio, accettiamo. Il Palio è anche questo, il mio fantino evidentemente doveva stare un pizzico più attento. E, come detto, accetto questo risultato», osserva il capitano Paolo Giannini.

«IL BILANCIO dei quattro giorni è buono — prosegue — così come quello dei due Palii 2009. La mia Contrada ha dimostrato di essere sempre da corsa e dentro il Palio, dicendo la sua. A luglio per un motivo, adesso per un altro, non siamo riusciti a raggiungere il risultato sperato. Ma di questo non c’è da rammaricarsi più di tanto». Sulla partenza a Provenzano aveva evidenzato «come una mossa così lumnga non fosse da Palio e qualcosa non aveva funzionato. Se poi a distanza di un mese e mezzo succede la stessa cosa evidentemente è più di qualcosa che non funziona».

Focardi: «Ultimo Palio? Il 26 comunico la scelta»
«Istriceddu e Già, corse non confrontabili»
DELUSIONE. E’ il sentimento che traspare dalla voce del capitano chiocciolino Silvano Focardi quando analizza il Palio. «Ovvio che non sono contento — spiega — o vincevo oppure la conclusione dell’annata non poteva che essere negativa». «Per quanto riguarda la possibilità che faccia un passo indietro — prosegue quando gli si chiede della possibilità di rimettere il mandato — avevo già detto prima che, al di là dell’esito, quello corso domenica sarebbe stato l’ultimo nella veste di capitano. Comunque sia, nei prossimi giorni prenderò una decisione e la comunicherò alla Contrada per prima, com’è giusto che sia». Il mandato di Focardi scade il prossimo anno, nel 2010, tuttavia per il 26 agosto è fissata l’assemblea per la relazione Palio e la contestuale verifica annuale.
La corsa di Sgaibarre?
«Ha cercato di fare il suo, al meglio. Quando siamo stati ad un passo dal rinvio del Palio gli ho detto di entrare cercando però sempre di ottenere un vantaggio per San Marco. Alla fine l’abbassamento che è stato dato buono è risultato il peggiore di tutti, per quanto ci poteva riguardare, da parte del mossiere. Si poteva andare al giorno dopo, però in questo momento penso, nonostante la delusione che c’è stata, che sia stato meglio così».
Istriceddu era toccato alla Chiocciola a luglio: si mette il dito nella piaga?
«Ad agosto ha fatto 1’15’’, mentre Già del Menhir ha fermato il cronometro a 1’13’’. E’ stato un Palio più lento e dunque non confrontabile».
Brio è stato bravo.
«Sono contento per lui, è un fantino con il quale ho avuto moltissimi contatti in questi anni. Se non avessi avuto il legame di Contrada probabilmente lo avrei voluto e potuto montare volentieri».
Con Salasso come vi siete lasciati?
«Bene, a dispetto di quello che tante voci dicono in città. Anche perché lui ha capito che era impossibile per me andare alla seconda prova con Alberto. E’ tornato a casa, so che con moglie e figlio sono andati qualche giorno al mare».
Potrebbe cominciare un nuovo percorso con Sgaibarre?
«E’ un fantino che ci teneva a correre con il nostro giubbetto e viceversa. Ci sono molte amicizie comuni legate soprattutto alla Tolfa e al ricordo di Canapetta. Da giovane l’ho conosciuto bene. Quanto ad Antonio, anche con lui ho coltivato un ottimo rapporto. Non c’era stata l’occasione giusta per concretizzarlo, che si è presentata invece ad agosto. Lui aveva dentro tanta rabbia. Era carico».
La.Valde.



OTTIMI ascolti registrati dalla Rai per il Palio di Siena, nonostante la mossa lunghissima che ha sicuramente fatto desistere tanti telespettatori dal seguire l’epilogo. La diretta da piazza del Campo su Raiuno alle 17.45 è stata visto da 1 milione 643 mila spettatori e uno share del 19.39, mentre su Raitre alle 19.55 ha totalizzato 2 milioni 728 mila spettatori e il 21.67 di share.

ECCO L’ORDINE di ingresso ai canapi nelle altre due mosse. Nella seconda: Pantera poi l’Onda, l’Istrice, la Civetta (quarta posizione anche nella seconda busta), l’Aquila, la Chiocciola, la Lupa, la Giraffa, il Leocorno e la Torre di rincorsa. Se si fosse arrivati ad aprire la terza busta: Onda, Giraffa, Aquila, Pantera, Torre, Leocorno, Chiocciola, Istrice, Civetta e Lupa di rincorsa.


E’ INSIEME ai mangini, in via Duprè il capitano dell’Onda Nello Cancelli. Sul suo volto si legge tutta la rabbia e la delusione per quella mossa data quando Voglia e Guadalupe erano girati. Ed era ormai buio tanto che il sindaco, raccontava al ricevimento delle dirigenze nella Civetta, aveva ormai dato l’ok per rinviare il Palio ed esporre la bandiera verde: infatti non ha visto bene la partenza. «Ho pochissimo da dire. Mi sbrigo — dice Cancelli —, in settimana il sindaco ha ripetuto che il Palio rischia di finire. Ebbene, tutti avete visto la mossa, le sue fasi. Credo che il Palio abbia preso la strada giusta per andare a finire. Non aggiungo altro».
La.Valde.

IL CAVALLO Ganosu non era forse un fulmine di guerra ma grazie anche a Trecciolino, di cui si è vista la classe, ha tirato fuori il meglio. «Abbiamo fatto due Palii con Trecciolino perché all’Istrice — dice il capitano Andrea Franchi — piace sempre provare a montare i migliori fantini. C’erano due cavalli completamente diversi, a luglio l’infortunio non ci ha permesso di lottare il Palio fino alla fine, questo l’abbiamo lottato. Luigi ha onorato entrambe le volte il giubbetto dell’Istrice a cui credo abbia dimostrato un attaccamento particolare. Siamo soddisfatti». Quanto alla mossa, per come è andato l’ordine al canape, noi eravamo noni, più sotto la Lupa. Ci sono state occasioni in cui la Chiocciola, non avendo la nemica e pur dovendo andare a vincere, aveva molto spazio. Dovendo dare una valutazione ritengo che il mossiere ad un certo punto non abbia fatto i giusti richiami alle Contrade che disturbavano», prosegue Franchi. Che descrive «quattro giorni trascorsi bene, con tranquillità, durante i quali si è lavorato per cercare di mettere Trecciolino nelle migliori condizioni possibili e dargli tutto ciò che chiedeva. La Contrada mi è stata molto vicina».

SUL POSSIBILE tam tam secondo cui voleva andare a montare altrove spiega «che di tutti i cambi di monta girati uno è stato fatto, quello della Chiocciola, più non si sapeva a chi alla fine avrebbe affidato il giubbetto il Leocorno. Per quanto riguarda la Contrada dell’Istrice era un tam tam più di fantasia anche se, qui devo ringraziare Trecciolino, mi ha messo nelle condizioni di dire’ decidi te Andrea che tipo di Palio vuoi fare’. Se volevo impostare un Palio a vincere sarebbe rimasto perché era convinto di poter fare una grande corsa. Io mi sono fidato di lui. Credo che le cose siano tornate. E poi mi sono divertito: gli s’è messo anche la cuffia (alla Lupa, ndr), s’è fatto tutto».

«LA NOSTRA ASPETTATIVA era quella di fare un Palio come abbiamo fatto dal punto di vista tecnico e del comportamento, sia per quanto riguarda Luca che il cavallo. Il fantino, nonostante il tempo di mossa enormemente lungo non gestito bene da Guglielmi, è riuscito a capire come si doveva comportare e cosa doveva fare. L’idea era quella di puntare a un Palio da dietro, cercando i viottoli. Lui è stato bravissimo a trovarli e interpretarli. Ha fatto delle traiettorie che definirei bellissime. Si è rivisto il Minisini degli altri tempi: ha effettuato due San Martino e due Casati eccezionali e siamo arrivati proprio al posteriore della Civetta. Avevamo probabilmente anche più birra, Brio è stato bravo a fare le sue traiettorie impedendoci di effettuare il sorpasso. Ma questo era il nostro Palio», spiega il capitano Giovanni Mandriani.

CHE SI SOFFERMA anche sui cavalli: «Il fatto delle punte era superato, veniva da lontano. Di Già del menhir conoscevamo la netta superiorità rispetto agli altri soggetti, Fedora lo era ma anche con qualche problemino comportamentale. Così si è visto una Carriera più giostrata con cavalli con cui potersela giocare. In fondo si è sempre detto che il Palio è una giostra». E le rivali? «La nostra, la Pantera, non ci ha nemmeno mai guardato, cosa di cui sono stato molto contento perché avevo un’altra impressione. Non l’hanno fatto, non so perché. Se noi avessimo vinto — aggiunge — non so quale sarebbe stata la loro lettura».


«CREDO CHE le due prestazioni di Gianluca Fais possano essere lette chiaramente un po’ da tutti. Noi abbiamo puntato su questo giovane e direi che quest’anno ci ha ripagato. Siamo soddisfatti di quello che ha fatto per noi, sono stati 4 giorni direi anche 5 tosti. Abbiamo iniziato il 12 — racconta il capitano Marco Giannini — con quella caduta alle provine, con quel problemetto di non troppa importanza. Poi la caduta per la prova generale ci ha un po’ messo in difficoltà, probabilmente non ha neanche montato al 100%. Prima del Palio ci siamo un po’ confrontati con lui,gli abbiamo rinnavoto la nostra fiducia e credo che ci ha abbia ripagato con una grossa prestazione».
Con il senno di poi, la scelta dei cavalli è stata giusta?
«Direi che nel lotto dei rimasti, la scelta era questa. Forse ripensando alle esclusioni fatte a mente fredda la cosa avrebbe potuto essere diversa, premesso che io avrei comunque voluto andare in contro a un’altra soluzione»
La Civetta vittoriosa ha passato la cuffia alla Lupa...
«Al di là della cuffia rimane la convinzione di avere fatto un grande Palio, di aver dato la dimostrazione alla città che i nostri Palii sono corse fatte con la determinazione».
Anche perchè se non ci fosse stato l’incidente dell’Aquila la Lupa sarebbe rimasta seconda.
«E in quel momento venivamo molto forte, forse sarebbe andata a finire lo stesso con la vittoria della Civetta o magari qualche altra chance da giocare averemmo potuto averla, anche se con questo cavallo chiedere di più forse sarebbe stato difficile. La grossa prestazione del cavallo è merito di Gianluca e della preparazione che siamo riusciti a dare al cavallo. E’ merito della stalla che per due Palii ha preparato due cavalli che probabilmente nessuno avrebbe voluto, due Palii dove la Lupa si è vista e dove si è vista una Contrada che con grinta e determinazione è andata alla ricerca della vittoria. Una vittoria resa difficoltosa da certi meccanismi, da una mossa complicata dalla quale nonostante questo siamo riusciti a partire bene. Vittorio ha riaffermato le proprie capacità tra i canapi e questo un po’ ci inorgoglisce».
Il matrimonio allora continua?
«Se il matrimonio continua è presto per dirlo, abbiamo bisogno di qualche giorno di riposo, poi vedremo.Per quello che lo riguarda, la Contrada rimane soddisfatta di quanto ha fatto in questa annata».
Ca. Fe.


SONO GLI UOMINI di fiducia del capitano, i 3 mangini che hanno accompagnato capitan Paolo Betti nella strada verso la vittoria. Valentino Ceccherini, Fabio Guerrini e Francesco Ricci possono gioire per aver riportato il Palio nel Castellare dopo 30 anni. «Non avevo mai visto vincere la Civetta visto che a luglio del ’79 non ero ancora nato - esordisce Valentino- E’ stata un emozione fortissima, appena mi sono affacciato dal palco non riuscivo a vedere niente di sotto». Valentino racconta un aneddoto e dedica la vittoria a suo padre Alberto, scomparso qualche anno fa: «Ieri sono andato personalmente ad assistere alla formulazione della mossa ed ho voluto essere artefice della nostra sorte visto che ho scozzolato la fiasca per ultimo. Mi sono preso questa responsabilità ed è andata bene. La dedica per questa vittoria è sicuramente per mio babbo che da lassù ci ha dato una mano». Stesse emozioni per Fabio Guerrini al suo primo Palio da mangino: «Per me e Valentino è il primo Palio, visto che a luglio non abbiamo corso. Tutto l’inverno per scherzare ripetevo la frase “un tiro, un gol” e così è stato visto che abbiamo vinto alla prima esperienza. La dedica va a mio fratello che è della Civetta, ma soprattutto a mio padre Gastone, contradaiolo del Leocorno». Stesse emozioni per Francesco Ricci, mangino dal 2002, già nello staff di capitan Papei: «E’ una sensazione poco descrivibile. Nel 1979 avevo 13 anni e quel Palio me lo ricordo appena. Questa vittoria è voluta, cercata con tutte le forze. Tutto sembrava andare male, anche dopo Luglio, ma abbiamo continuato a lavorare, con l’aiuto fondamentale di Andrea Mari e siamo arrivati alla vittoria.»
Gabriele Voltolini

L’EX CAPITANO
Roberto Papei Un successo anche suo
di GABRIELE VOLTOLINI
PER TANTI ANNI è stato il capitano della Civetta, ma da dirigente non è mai riuscito a provare la gioia immensa della vittoria. La sorte però quando ti toglie, molto spesso ti restituisce e proprio così è successo a Roberto Papei (nella foto), che ha portato nella stalla della Contrada il barbero vittorioso.
Roberto, che sensazioni hai provato dopo la vittoria?
«Una gioia immensa ed una sensazione stupenda. Sono 2 anni che ho smesso di fare il capitano, ma sono sempre stato a disposizione della contrada e di Paolo, anche se c’e da dire che lui ha avuto poco bisogno perché è stato bravissimo da solo».
In genere non accade spesso che un capitano uscente appoggi così quello che gli subentra....
«E’ verissimo, ma il mio vuole essere anche un messaggio per i più giovani perché chi esce, dopo aver ricoperto un ruolo, deve sempre porsi positivamente e mai con spirito di rivalsa verso chi viene dopo».
Da lì anche la decisione del tuo capitano di affidarti il compito di andare a prendere il cavallo...
«Quando me l’ha chiesto mi è venuta la pelle d’oca, era come se il destino attraversasse di nuovo la mia strada. Devo dire che da subito non ero molto convinto e anche in famiglia all’inizio non mi incoraggiavano. Poi però i miei figli hanno insistito tantissimo perché accettassi e alla fine sono andato».
Raccontaci la tua emozione per aver portato Istriceddu, uno dei favoriti del lotto.
«Nei giorni precedenti l’assegnazione diciamo che era uno dei cavalli che desideravo di più, poi l’hanno scelto e quando sono partito dal Castellare ho detto a tutti che avrei fatto il possibile per portarlo nella stalla».
E così è successo. Hai fatto ricorso a qualche cabala particolare?
«Diciamo che io sono una persona molto credente e devota. Spessissimo vado a Monte Oliveto dal Beato Bernardo Tolomei e sono uno dei fautori del gemellaggio con gli olivetani. Mi sono rivolto a lui anche stavolta, oltre ovviamente ad un pensiero verso una persona cara che non c’e più, ovvero mio padre. Inoltre c’e tutta una storia con un numero fortunato che è il 39 ed infatti Istriceddu aveva il 3 di orecchio ed il 9 di coscia».
E Istriceddu ti ha ripagato con la vittoria...
«Sì, è stata una gioia enorme e devo dire che dal 13 in poi, giorno dopo giorno, ho avuto la sensazione che qualcosa stesse cambiando, fino all’apoteosi finale. Una gioia che ho condiviso con tutti, con Paolo, con Andrea e con i mangini, alcuni dei quali facevano parte anche nel mio staff. In particolare però l’ho condivisa con mio fratello, che da poco è entrato a far parte dello staff come barbaresco. Dopo la vittoria non sono andato a scendere il Palio, ma sono corso ad abbracciare lui ed il cavallo».


Postato da: Elitre ore 14:25 | Link | commenti
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lunedì, 17 agosto 2009
Il volo della Civetta

Le foto esclusive di Roberto Vicario in CC-BY-SA 3.0


Ancora da La Nazione del 17 agosto

Sulle orme di Zodiach. La cabala del Duomo

UNA CURIOSITA’, innanzitutto, che riguarda la «cuffia», ora passata alla Lupa che non vince dal 1989. Durante l’estrazione dei barberi per sistemare le bandiere in Duomo quella della Civetta era decima. E’ andata ad occupare la posizione della Torre, anch’essa con la cuffia, quando nell’agosto 2005 vinse il Palio con Trecciolino e Berio. Insomma, una colonna che sembra portare bene alle Contrade in ritardo con l’appuntamento della vittoria.

LASCIAMO DA PARTE il fatalismo e veniamo alle cose concrete. Il tempo del Palio di Istriceddu non è irresistibile, se confrontato con l’1’13’’ di Già del Menhir a luglio e con l’1’13’’70 di Fedora saura. Istriceddu ha fatto fermare il cronometro a 1’15’’2. Un tempo che è comunque inferiore a quello di Zodiach nella Selva (luglio 2003) che fece 1’15’’33, Venus VII nel Leocorno corse il 16 agosto 2000 in 1’15’’04, Urban II nel settembre di quell’anno ottenne un 1’15’’56.
La.Valde.

Butteri: «Istriceddu, il barbero coccolato come un bambino»
D’inverno la proprietaria aveva messo persino una webcam nel box
di LAURA VALDESI
«FATE LARGO che passo io». Questo il motto di Istriceddu che è stato ieri sera il primo protagonista di questa vittoria che sa di leggenda ad arrivare in Contrada.
«Attenzione, calcia. Spostate i passeggini», avvertono i civettini mentre il baio scuro, fiero, transita in via Cecco Angiolieri per rientrare nella stalla. Lancia una serie di coppiole, quasi volesse esprimere così la propria felicità. Perché al canape, va detto, non ha dato assolutamente segnali di questo tipo. Anzi. E’ stato maneggevole e gestibile, è riuscito a infilarsi nell’allineamento anche quando c’era molta confusione. Poi, insieme ad Andrea Mari, non ha sbagliato nulla. E ha vinto meritatamente una Palio che ha fatto schizzare dal palco del Casato la proprietaria pistoiese Serena Butteri.

«IL PUNTO FORTE di Istriceddu — aveva detto la giovane i giorni scorsi — è la partenza che allo stesso tempo è quello debole di Brio: speriamo che insieme diventino una cosa sola». E’ stato così. Ed il baio ha regalato un nuovo successo dopo quello conseguito con Alesandra alla scuderia di Massimo Milani, da cui venivano anche Guadalupe, Giove deus e Gammede. Il numero di orecchio di Istriceddu era il 3, numero che inizia con la «T». Un segno del destino che, secondo la proprietaria, «chiamava» il Draoppellone. Non era riuscito a dare il meglio al suo esordio nella Pantera, lo scorso anno, proprio di agosto, montato da Bighino. nel luglio scorso, montato da Salasso, era toccato in sorte alla Chiocciola senza figurare, nonostante uno spunto finale.

RESTAVANO un’incognita le sue potenzialità, da capire se aveva la stoffa del campione quel barbero che la proprietaria Serena Butteri ha controllato l’intero inverno con una webcam. «Ero abituata ad averlo in scuderia da me l’inverno — raccontava quando siamo andati a fargli visita — così ho pensato che potevo guardarmelo ogni volta che volevo sul cellulare. Poi, naturalmente, ogni sabato e domenica sono andata a trovarlo di persona», diceva evidenziando che sapeva «di averlo affidato al miglior allenatore. Mi fido ciecamente di lui».



di PAOLO BROGI
C’E’ VOLUTA UN’ORA e dieci di mossa ma alla fine la partenza buona è arrivata. Qualcuno è rimasto penalizzato vedi Onda (soprattutto) e Pantera ma le soluzioni a quel punto erano davvero poche. Il mossiere Giorgio Guglielmi di Vulci traccia un bilancio del suo secondo Palio del 2009. «E’ stata dura, ancora più dura che a luglio. C’era molta confusione per colpa delle avversarie e con tanti cavalli che non stavano al loro posto. Mi dispiace per l’Onda ma il ragazzo deve essere più sveglio. Veniva fuori di continuo e stava lì con quell’atteggiamento passivo a chiedere il posto che in realtà c’era. Alla fine si è messo girato e c’è rimasto cinque minuti, era ormai buio e la mossa andava data. Un fantino dovrebbe capire quando la partenza è matura.
Il problema — continua il mossiere — era nella parte bassa perché come sempre la pressione dei cavalli era notevole. La Giraffa usciva spesso ma rientrava velocemente mentre il Leocorno andava a cercare l’avversaria».
Per la prima volta da quando è sul verrocchio Giorgio Guglielmi di Vulci ha temuto di dover rimandare tutto di un giorno.
«Effettivamente — ammette — ci siamo andati vicini. Credo che passati altri dieci minuti (in realtà molti meno ndr) da quando è stata data la mossa il fatto di rimandare tutto al giorno successivo sarebbe diventato realtà. Non ho però mai pensato di cambiare la busta, perché una soluzione del genere poteva crearmi altri problemi, tipo un’avversaria di rincorsa. Ho dovuto usare spesso i richiami verso più contrade, era l’unico modo, in certe circostanze, per farsi intendere».
Due maratone, tra luglio e agosto, ma Giorgio Guglielmi di Vulci non sembra affatto stanco. «Beh stasera — dice con un pizzico di filosofia il mossiere — era la dodicesima volta che salivo sul verrocchio e che un paio di volte le cose vadano per le lunghe può succedere. Il futuro? Questo devono deciderlo i capitani e poi se mi chiedessero di rifarlo stasera non saprei che dire, domani chissà...».


GIANLUCA MUREDDU è diventato Filuferru. «E’ la grappa tipica della Sardegna, un liquore particolarmente forte, come lo è l’impegno che si è preso il nostro fantino», dice il capitano Luigi Fumi Cambi Gado uscendo dalla segnatura. Il Filuferru è così potente, si racconta nell’isola, che riesce a far digerire anche le pietre. Il termine deriva da un pezzo di filo di ferro che viene posto sopra il tappo di sughero per riconoscere il luogo dove l’alambicco veniva sotterrato, non tanto per farlo stagionare quanto per evitare i controlli governativi all’epoca del proibizionismo, quando i contadini distillavano clandestinamente vinacce, soprattutto quelle di Gallura e Logudoro. «Quello del carattere forte della grappa è una prima lettura del nome di Mureddu — conclude il capitano — l’altra la sveleremo soltanto dopo il Palio». Mario Savelli, il tutor-scopritore del fantino, non nasconde di essere «orgoglioso di averlo portato qui a Siena. Se vincesse la Torre, naturalmente sarei felice. Ma se non dovesse essere così un pochino di sentimento è normale che ce l’abbia per questo ragazzo». Fra le voci che circolano insistentemente in queste ore in merito ai cavalli, anche quella del passaggio di mano di Indira Bella che Aceto dice arriverà alla sua scuderia.
La.Valde.


«ESORDIRA’ Francesco Caria detto.... (momento di silenzio, ndr): ve lo dico domani». Il capitano della Torre Enrico Fatucchi ha lasciato il popolo a bocca asciutta, non rivelando durante la cena della prova generale, com’è tradizione, il nome d’arte del giovane tenuto a battesimo. Fatucchi ha voluto pensarci sopra la notte e, solo al momento della segnatura, si è saputo che Caria sarà Tremendo. «Me li ha hanno bruciati tutti gli spunti perché sono iniziati a circolare in città. Di conseguenza abbiamo deciso nell’Entrone, volevamo fare una sorpresa», scherza Fatucchi uscendo dall’appuntamento di metà mattina in Comune insieme al fantino. «In Contrada pretendevano un nome che iniziasse con la lettera T — racconta — che viene richiamata nel Drappellone, il tormentone di Ferragosto. Ebbene, 3 è il numero della Torre, Trecciolo è il mio soprannome... non chiedetemi perché. Ora c’è Tremendo. Quindi tre volte T. Diciamo che Siamo un po’ scaramantici». Erano girati diversi altri nomi: da Trinità a Lucignolo, a Mirto. «Sono contento — dice Caria —, speriamo che porti bene questo soprannome». Per lui è una bella occasione, lo riconosce già la sera della prova generale. «Cercherò di sfruttarla al meglio. Un po’ di emozione? Quella c’è, credo sia normale. Sono molto contento e punterò a fare del mio meglio. Guschione? Sembra in fase di miglioramento». Poco prima della Torre era uscito il capitano della Chiocciola Silvano Focardi insieme a Sgaibarre che ha svelato come ci sia un’assonanza, per quanto riguarda i natali, fra quest’ultimo, originario di Civitavecchia, e il fantino scomparso nel ’92 ad Allumiere. Canapetta è il fantino che ha corso di più per San Marco (sette presenze e due successi per la Chiocciola nel ’67 e nel ’68), parlava con un marcato accento romanesco, proprio come Sgaibarre. Che dice: «Un ritorno importantissimo il mio, bisognare stare svegli e concentrati. Con Leo Lui non corriamo per partecipare».
Laura Valdesi


di LAURA VALDESI
ZUCCHERINO E NERBATA. «Le dirigenze hanno interpretato bene lo spirito della Festa», dice il sindaco Maurizio Cenni evidenziando che ha funzionato la tirata d’orecchie ai capitani in occasione della presentazione del Drappellone. Un invito a guardare al bene del Palio e non a quello della propria Contrada. «Anche le rivalità sono state interpretate nel modo giusto», nota ricordando che nella riunione di qualche ora prima con mossiere, dirigenti e fantini aveva ripassato gli articoli del Regolamento, a partire dal «101», la responsabilità oggettiva. «Ho ribadito anche le norme della mossa, rammentando ai fantini cosa non devono fare per evitare di terminare anzitempo la loro attività professionistica in Piazza», prosegue Cenni. Ripercorse le tappe di scrematura dei cavalli, riconosciuto che «il meccanismo può lasciare a volte un po’ di amaro in bocca ai proprietari», il sindaco descrive «l’attuale Palio come tecnico. In passato non si sarebbero viste partenze come quelle della prova generale, dove i tempi di reazione sono talmente accelerati da causare la caduta di due Contrade». Nessuna polemica sulla gestione del canape da parte del mossiere, difesa a spada tratta da parte di Cenni. «Con Deputati, ispettori e mossiere abbiamo sezionato la prova senza individuare responsabilità nell’abbassamento. Così ho ricordato ai fantini che un comportamento di quel tipo, una mossa eccessivamente anticipata, rischia di mettere a repentaglio Carriera e Festa. Effetto elastico? E’ sempre lo stesso canape, non è stato neppure acquistato sotto la mia amministrazione. Più semplice — chiosa — dargli la responsabilità che assumersela». A suo dire si sono viste mosse veritiere in questa Carriera, «alcune quasi vecchia maniera, vedi la sgambatura della provaccia». Il sindaco, non usa mezzi termini, poi, nel rigettare la proposta dello Straordinario per Montaperti lanciata dal collega di Castelnuovo Berardenga. «Forse si è distratto e non ricorda che abbiamo dedicato ai 750 anni della battaglia uno dei Drappelloni del 2010. Se c’era la crisi economica per cui non si poteva fare la terza Carriera nel 2009, questa non scomparirà nel 2010». Si sente che non ha mandato giù la bocciatura della proposta di Straordinario per il Costituto, quando dice che in fondo fu l’unica battaglia vinta e che, in teoria, si può celebrare la ricorrenza anche per i 760, 770 anni. «Una motivazione che regge poco», così la bolla Cenni in una battuta. «Il sindaco di Castelnuovo può sempre fare un’edizione straordinaria del Luca Cava. Non me ne vogliano i colleghi dei paesi vicini, però pensino ai loro problemi e queste cose le facciano organizzare alla città cui tale compito veramente spetta». Un ultimo flash sulla mossa dilatata: «Il Palio è una giostra, non lo dimentichiamo. Ha i propri ritmi e i propri tempi che non si possono inquadrare troppo. Altrimenti tanto vale mettere le gabbie».

Postato da: Elitre ore 23:37 | Link | commenti
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domenica, 16 agosto 2009
Assunta 09 - la Corsa

   La Civetta vede nel buio 
The Last Victory, film sulla Civetta (2004) 

I video su YouTube

da La Nazione gli articoli del dopo-Palio

RITARDI & POLEMICHE IL SOTTOSEGRETARIO
Incalzati dall’oscurità «Ora si deve riflettere su quanto accaduto»
QUANTO è stato complicato questo Palio. Prima per le strategie, difficili a tessere perché non si intuiva il valore delle punte di questa Carriera. Piena di imprevisti: dal soprallasso dell’Onda che, sembra, si sia fatto male per cui non è stato possibile effettuare il corteo storico. Anche i buoi quando sono entrati in Piazza con il Carroccio hanno preso male la curva di ingresso bloccandosi temporaneamente. Poi, per finire, una mossa lunghissima che ha provocato una levata di scudi da parte delle dirigenze, senza contare la reazione della Piazza che, con il passare dei minuti, ha cominciato a fischiare e arrabbiarsi, mentre sul palco dei capitani Luigi Fumi Cambi Gado si sbracciava (è poi sceso anche sul tufo quando è stato consentito ai barbareschi di entrare, venendo invitato gentilmente a tornare al suo posto da un vigile). E’ lo stesso capitano della Civetta a commentare (dopo che già lo aveva fatto attraverso le agenzie di stampa il sottosegretario Martini) che bisogna ripensare a quanto avvenuto. Siamo andati veramente a un passo dal rinviare il Palio al giorno dopo per l’oscurità. Guglielmi dopo aver annullato alcune mosse, alla fine, l’ha data buona quanto si erano accese le luci nei palazzi e le macchine fotografiche usavano i flash. Un po’ come avvenne nel 2002 quando vinse la Tartuca. Il fatto su cui riflettere è che tre abbassamenti sono stati annullati perché c’erano Contrade girate, così come nel caso dell’Onda nella partenza valida! Beccarsi una «fogata» è il minimo, anche se tutti sostenevano in Piazza che stante l’orario e il rischio di non correre, chi non aveva capito di dover restare al suo posto, rischiava la beffa. Così infatti è stato. Però a Guglielmi era stato chiesto di invitare la rincorsa ad avvicinarsi, di usare il pugno duro.

E’ STATO anche il Palio degli infortuni lievi. Nessuna conseguenza importante per Tittia, caduto al primo San Martino da Giordhan, nessuna conseguenza grave per Dè. E’ stato portato in ambulanza alle Scotte, si parlava di una caviglia da esaminare. In serata è stato subito dimesso ed è tornato a casa. Anche i cavalli, specie quello della Lupa che ha tamponato l’Aquila, andata a dritto dopo la botta al colonnino, era nella stalla di Vallerozzi. Un bilancio positivo, dunque, sul versante del materiale equino. Proprio come volevano i veterinari, come desiderava il sindaco, come imponevano gli occhi addosso di tutta Italia sulla Festa. Tanti i malori dovuti al gran caldo in Piazza: 28 persone soccorse di cui 23 trattate in Piazza e 5 portate in ospedale, all’esterno di Piazza 13 soccorsi di cui uno più serio, 12 lievi e tre da ospedale. Da segnalare infine, al termine della Carriera, una fogata al Casato di alcuni ondaioli nei confronti di monturati della Pantera: sembera che però ci sia stato già un semi-chiarimento fra le Contrade.
Laura Valdesi


E dopo trent’annila nonna, nel buio, getta la cuffia
Una mossa infinita (70 minuti) che ha fatto temere il rinvio. Poi Brio, con Istriceddu, è volato via imprendibile
dall’inviato STEFANO CECCHI
LA SOLITA MOSSA infinita (70 minuti), piatta ed estenuante come un film di Kurosawa. Poi, quando il buio della sera si era oramai adagiato su Piazza del Campo, ricoprendola d’ombra, e la gente iniziava a levare i suoi buuu di protesta, il botto: un minuto e 15 secondi di adrenalina pura. Urla (stavolta di gradimento), emozioni concentrate ed esplosioni di palpito. Alla fine, per le vie di Siena fino al Duomo ad esultare e a levare inni di ringraziamento al Cielo, c’è andato il popolo della Civetta. A ragione. La Civetta, infatti, era la «nonna» del Palio. Dal 4 luglio del 1979 , e dunque da più di 30 anni, la contrada del Castellare non riusciva a spuntarla sul tufo. Per farla tornare a vincere 11.001 giorni dopo, c’è voluta una mossa snervante (talmente snervante da suscitare perfino le ire del sottosegretario Francesca Martini: «Un’ora e venti di stress per i cavalli per i fantini: dobbiamo riflettere»); i troppi errori di un mossiere, Giorgio Guglielmi di Vulci, che non è riuscito a gestirla; e un fantino che, invece, non ha sbagliato nulla.

NO, ANDREA MARI detto Brio, senese di 32 anni, non ha sbagliato proprio niente. Chiamato a montare Istriceddu, un castrone baio di 6 anni, Brio è rimasto lucido per tutto il tempo infinito della mossa. Non si è rilassato un attimo. E quando Sgaibarre, chiamato a difendere i colori della Chiocciola, dopo 70 minuti di immobilismo renitente (e tre false partenze) ha finalmente deciso di entrare nei canapi di rincorsa, lui non ha fatto come l’Onda e la Pantera, rimaste sorprese e dunque fuorigioco da subito. No: Brio ha fatto scattare Istriceddu come una palla di obice trovandosi subito al comando. Tre giri di pista a testa alta, con la consapevolezza della propria forza e della propria fame di vittoria. Solo l’Aquila, con Luca Minisini detto Dè, ha provato a fermare la sua marcia trionfale. A metà del secondo giro sembrava quasi che il sorpasso fosse possibile. Ma un errore alla curva di San Martino ha fatto sbalzare di sella il De, lasciando il suo cavallo scosso a intralciare la corsa della Lupa, fin lì terza. A quel punto per la Civetta il gioco è stato fatto. Il ruolo di «Nonna» passa ora alla Lupa, che da 20 anni non trionfa sul bandierino. Auguri, ce n’è bisogno.

AL GRAN BALLO dei debuttanti, dunque, l’ha spuntata un fantino al suo secondo palio vinto su 14 disputati, e un cavallo che di carriere a Siena ne aveva già corse due senza mai vincere. Già, il Gran Ballo dei Cavalli Debuttanti. Il Palio di Siena è una carriera anomala. Una corsa dove alla vigilia non ci deve essere un favorito certo. Qualcosa a metà fra lo spirito decoubertiano e l’ugualitarismo intransigente di Pol Pot. Se un cavallo negli anni dimostra di avere una marcia in più, invece di essere premiato, finisce a casa a vedersi la corsa in poltrona su Canale 3. E su ciò non si guarda in faccia a nessuno. Nemmeno se il proprietario dell’animale è il presidente del Monte dei Paschi. Il Palio è zona franca dalle raccomandazioni e dai potentati. Così, quest’anno, a godersi il pensionamento anticipato per manifesta superiorità, sono stati proprio il cavallo vincitore a luglio 2008 e 2009 Già del Menhir (di proprietà appunto del leader Mps Giuseppe Mussari) e Fedora Saura, esclusi alla vigilia dalla corsa perchè nettamente i più forti del campo. Sul tufo, alle 19 della sera di ieri, i cavalli esordienti erano dunque ben sei e gli altro quattro, compreso appunto Istriceddu, non avevano mai vinto una carriera.

ANCHE FRA I FANTINI c’era del nuovo, con due esordi in Piazza: quello di Filuferro coi colori del Leocorno e quello del 21 enne Tremendo nella Torre. Per entrambi, un esordio senza infamia ma neppure lode. Se ne riparlerà.
Perchè il Palio è storia di cavalli e di fantini, di uomini e delle loro storie. E’ gara pura, è vita, non è spettacolo. Non a caso a nessuno qui importa granchè di chi viene a vedere la corsa. Son passate inosservate le telecamere di James Bond, figurarsi se ieri qualcuno poteva scomporsi per Giuliano Amato, Guglielmo Epifani o per il regista Marco Bellocchio (che con Kurosawa a suo modo se la gioca). Con loro, fra gli ospiti c’era anche il principe olandese, Friso Van Oranje Nassau, che ha rinunciato all’asse ereditario, con tanto di moglie. Idem come sopra. Nessuno invece ha visto George Clooney con la di lui momentanea fidanzatina Elisabetta Canalis. Un boatos li avrebbe voluti in piazza nel pomeriggio. Nada de nada. Probabilmente sono rimasti dalle parti del lago di Como, fra bagni in piscina, notti galanti, gite in moto ai santuari e querele ai paparazzi. Tant’è.

IL PALIO È FESTA toscana e, dunque, di antichi dissapori e antichissimi rancori. Così radicati al punto che il sindaco di Castelnuovo Berardenga, Roberto Bosi, alla vigilia di ferragosto aveva proposto di festeggiare i 750 anni della battaglia di Montaperti (quella in cui le truppe ghibelline di Siena massacrarono quelle guelfe di Firenze) con un palio straordinario nel 2010. «Di farne uno speciale non se ne parla neppure — ha tagliato corto il sindaco Cenni — Alla battaglia di Montaperti verrà però dedicato uno dei due palii del 2010». A dire: niente di straordinario, ma la memoria di quello schiaffo ai fiorentini non verrà certo dimenticato. Il culto della senesità contro lo spirito fiorentino. Non stupisca, dunque, se il giorno della presentazione del drappellone dipinto da Giuliano Ghelli, qualcuno abbia storto la bocca. Poteva piacere in una città che fa festa per Montaperti, un palio dipinto dal fiorentino Ghelli? Benedetti senesi, benedetti fiorentini, benedetti toscani. Benedetto Palio.


Quali sensazioni evoca in un non senese lo «spettacolo» del Palio? Mario Caligiuri, opinionista de La Nazione, professore universitario e sindaco di Soveria Mannelli, dopo aver assistito da Palazzo pubblico alla Carriera dell’Assunta ospite del sindaco Maurizio Cenni, ci racconta in questo articolo le sue impressioni.
“INCROYABLE”. Incredibile. Così una viaggiatrice francese incontrata per caso in ascensore all’Hotel Continental. E’ questa la prima sensazione che si prova assistendo ai riti del Palio. Ma andando a fondo, anzi guardando meglio la superficie, ci si può rendere conto che non siamo di fronte a uno spettacolo, per quanto insolito e suggestivo, ma a un evento che affonda le sue origini nei secoli e che magicamente, resistendo al diluvio della post-modernità, è giunto fino a noi. E’ una gara unica, dove conta solo chi vince ma, circostanza non da poco, è di fondamentale importanza che la contrada “avversaria” non conquisti il drappellone. La Carriera è imprevedibile. E’ tutto in mano alla sorte, quasi una metafora straordinaria di questo tempo in cui, come per la vita, qualunque cosa diventa possibile.
So bene che non essendo senese non riesco ad impadronirmi dell’anima del Palio, ma per me che lo seguo da sette anni consecutivi dal vivo, rappresenta una fusione di tradizione e storia, di emozione e cabala. Probabilmente una delle poche cose vere, in questa Italia catodica e sgarrupata. La Festa è fatta dai Senesi principalmente per loro stessi, per ribadire un’identità che affonda le radici nei secoli, con la gloria di Montaperti del 1260 ancora lì, a portata di mano, come se fosse successa l’altro ieri. A conferma che tutte le cose autentiche fatte per noi stessi hanno, inevitabilmente, una dimensione universale. Una celebrazione scandita da echi che sembrano risalire al Medioevo, dove i cieli erano tutt’altro che oscuri, ma vedevano da vicino i pinnacoli di splendide cattedrali o di duomi monumentali.
Al di là della retorica o della banalizzazione, sempre in agguato quando si parla di quest’argomento, dietro lo sventolio delle bandiere e il rullio dei tamburi c’è una stratificazione di secoli e l’unico modo per cercare di capire qualcosa e’ adottare lo “sguardo lungo”, oppure comprendere quelle che Jean-Francois Lyotard chiama “le grandi narrazioni”. Ieri abbiamo assistito all’atto finale di un accadimento ogni volta diverso e imprevedibile, che si rinnova ogni anno in quella che è stata definita “la città più bella del mondo” e che sembra non avere mai fine: basta vedere il palco dei “cittini”, da dove i bambini sventolano i fazzoletti con i colori delle contrade. E’ proprio questa la continuità di una tradizione sentita e sofferta, che non dimentica neanche le “contrade morte”, cioè quelle che non corrono più da centinaia di anni. Da tutto ciò emerge un’altra considerazione: solo i veri conservatori possono essere degli autentici innovatori, perché riuniscono sapientemente la forza del passato e l’urgenza del futuro. In questo suggestivo e impagabile incrocio tra sacro e pagano, forse assistiamo, in tempi di “Codice da Vinci” imperanti, a quanto di più attuale oggi possa esserci.
Infatti, si fondono misteri e magie, in questa città unica al mondo dove “adulti e bambini cantano insieme”. E’ bello assistere al Palio, dove ognuno è qualcuno perche si è qualcosa. E dopo che il cavallo della Civetta ha portato alla vittoria la sua contrada, anche noi, privilegiati ospiti in queste giornate d’incanto, ci sentiamo senesi.
Cioè protagonisti di questa magia.


ANDREA MARI è nato il 13 ottobre 1977. Tredici, un numero che inizia con la «T». Chiaro richiamo al Drappellone di Giuliano Ghelli che ora sarà sistemato nel museo del Castellare. Una vittoria storica, quella di Brio, perché non accade tutti i giorni di togliere la cuffia a una Contrada. L’ultima volta l’ha fatto Trecciolino con la Torre nel 2005, prima ancora, nel 1996, Cianchino con il Bruco. Due imprese di due grandi fantini cui si aggiunge la terza, questa volta di Brio. Che è apparso concentrato, sicuro di sè. Ed è riuscito a mettere a tacere quanti dicevano che la partenza non era il suo forte. Una vittoria voluta con tutte le forze, dopo l’infortunio a Legnano e dopo la delusione del Palio di luglio a piedi per via dell’infortunio a Iesael. Brio è riuscito a conquistare il secondo Palio, potrebbe essere la svolta della Carriera. La svolta della maturità.
La.Valde.

di KATIUSCIA VASELLI
VIA LA CUFFIA con tre giri tutti di testa e un trionfo storico che regala a Brio la sua seconda vittoria. Una corsa magistrale per Andrea Mari che torna a vincere a distanza di tre anni.
Cominciamo dall’analisi della mossa, dal tuo quarto posto...
«E’ stata lunghissima e molto complicata, con il Leocorno che mi dava noia cercando di farmi stare fuori posto, pensando solo a me senza pensare al proprio Palio. L’avversaria ha tentato di tutto per danneggiarmi facendomi passare anche male ma dopo trent’anni di digiuno della Civetta non avrei mai permesso a nessuno di ostacolare il mio lavoro con il giubbetto del Castellare».
Sei stato rigoroso anche con il mossiere...
«Sì, lo sono stato perché volevo essere rispettato. E’ successo altre volte che per non recare danni a nessuno, soprattutto alla Festa, mi sono danneggiato da solo. Stavolta non lo avrei permesso: se tutti fanno i propri interessi, io faccio i miei, punto e basta. Del resto, solo il Leocorno aveva interesse a non far vincere la Civetta».
E’ stata una mossa lunghissima, estenuante...
«E’ vero ma io mi sono sempre fatto trovare pronto».
Secondo te è mancato il pugno di ferro da parte del mossiere?
«No, assolutamente. Si veniva dal Palio di luglio che era stato determinante per tutti, la situazione per il mossiere Guglielmi di Vulci era molto difficile, eravamo tutti nervosi e lui anzi è stato bravo».
Brio ha mai perso la testa durante le fasi della mossa?
«Ero determinato e arrabbiatissimo: sapevo di avere un grosso conto in sospeso con la fortuna, dato quello che era successo a luglio, con la Civetta costretta a non correre: era la corsa del riscatto per la contrada e per me, dopo quattro giorni vissuti in un sogno dall’inizio alla fine. Sapevo in cuor mio che avrei fatto un Palio da protagonista. Anzi, dentro di me sapevo di poter vincere».
Hai mai avuto paura durante i tre giri?
«Lascia fare, avevo una paura matta».
Poi hai subito fino in fondo gli attacchi dell’Aquila, unica ad averti messo in difficoltà...
«Infatti ho dovuto pensare ad annientarla chiudendo certe traiettorie. Ma ho avuto tanta paura, credo sia umano, lecito».
Così sei arrivato alla grande vittoria, metro dopo metro...
«E’ un sogno, l’ho già detto. Un desiderio grandissimo che si corona grazie a tutta la contrada della Civetta, a una stalla di professionisti che ha avuto a che fare anche con qualche imprevisto poi risolto, una grandiosa dirigenza e uno splendido popolo. Un sogno del genere andava coronato con un trionfo come questo. Indescrivibile, non credo si potrà mai ripetere una sintonia come questa».
Questo è il preludio a un rapporto tra la Civetta e Brio che si potrà consolidare in maniera ufficiale?
«Ovunque io abbia corso, ho fatto sì che restasse sempre un buon rapporto con la contrada. Di sicuro posso dire che la Civetta non perderà mai Brio e Brio non perderà mai la Civetta».
Ora magari è facile dirlo ma... Istriceddu era il cavallo che volevi?
«Mi piaceva tantissimo Leo Lui oltre a Istriceddu».
Hai nominato il cavallo della Chiocciola, a questo punto,un commento a caldo sulla corsa delle altre nove accoppiate, in particolare sui tuoi colleghi...
«Hanno fatto come pareva a loro, ho vinto io!»
A chi dedichi questa tua seconda vittoria?
«Ho conosciuto, grazie a tante persone, il vero Andrea Mari, quello che avevo tenuto sempre dentro di me, quello più tranquillo, sereno, «normale». Quindi il trionfo, senza dubbio - anche perché la prima vittoria era già per tutta la mia famiglia e per Sara - è dedicato a questo nuovo Andrea».


di PAOLO BROGI
IL CASTELLARE è tutto in festa. Piangono di gioia civettini, uomini e donne che in quel luglio ’79 erano bambini, giovani che per la prima volta possono urlare contro il cielo tutta la loro gioia. Perché il Palio può essere crudele ma alla fine non tradisce mai del tutto. La malasorte aveva pugnalato al cuore la Civetta nello scorso luglio e allora da dea bendata ha risarcito con gli interessi quella che da ieri sera non è più la nonna del Palio. C’è voluto un cavallo come Istriceddu, atteso e portato nella stalla tra mille speranze. C’è voluta la determinazione di Andrea Mari detto Brio, fantino che doveva dimostrare di poter tornare meraviglioso. C’è voluta la voglia di un popolo che in questi lunghi anni ha sofferto, ha visto spesso gioire l’avversaria, senza però arrendersi mai. E alla fine ecco il tripudio della Priora.

VENENDO alla cronaca il mortaretto che ha annunciato l’ingresso delle contrade sul tufo ha fatto sentire la sua voce quando le diciannove erano passate da sei minuti. Il mossiere Giorgio Guglielmi di Vulci ha chiamato nel seguente ordine: Giraffa (Giovanni Atzeni detto Tittia e Giordhan), Onda (Silvano Mulas detto Voglia e Guadalupe), Aquila (Luca Minisini detto Dè e Indira Bella), Civetta (Andrea Mari detto Brio e Istriceddu), Pantera (Giuseppe Zedde detto Gingillo e Giove Deus), Leocorno (Gianluca Mureddu detto Filuferro e Lampante), Lupa (Gianluca Fais detto Vittorio e Gammede), Torre (Francesco Caria detto Tremendo e Guschione), Istrice (Luigi Bruschelli detto Trecciolino e Ganosu) e di rincorsa la Chiocciola (Antonio Villella detto Sgaibarre e Leo Lui).

PRIMI ASSAGGI di mossa e subito si capisce che servirà del tempo, tanto tempo prima che arrivi il momento della partenza. Il posto al canape è da subito un optional. Nessuno lo rispetta e a nulla valgono i richiami del mossiere. La Pantera dovrebbe essere tra Civetta e Leocorno, ma per evitare problemi deve sottrarsi e cambiare perché Filuferro va a cercare Brio. L’Aquila ha il solito problema di Indira Bella che al canape proprio non vuole starci e quindi deve vagare in cerca di posizione. Nella parte bassa Tittia e Voglia devono fare i conti con l’irrequietezza di Giordhan e Guadalupe e sono spesso fuori posto. Le cose vanno bene solo nella parte alta, dove Lupa, Torre e Istrice stanno abbastanza ferme. Passano i minuti e si accendono gli animi, c’è sempre un fantino con il nerbo alzato a chiedere spazio. Inutili sono i tentativi del mossiere di far uscire tutti, perché quando si ricomincia niente di niente. Trascorre il tempo e continua la bagarre. Una, due, tre volte Giorgio Guglielmi di Vulci deve abbassare il canape e azionare il mortaretto, ma non si tratta di vere mosse false. Infatti si va avanti con la stessa busta anche se il problema ora è l’oscurità che comincia a calare su piazza del Campo. Si arriva all’ora di mossa e tutto sembra bloccato, poi altri dieci minuti e quando qualcuno sta già per srotolare la bandiera verde del rinvio ecco l’attimo propizio. La Chiocciola rompe gli indugi: si parte! Non è una mossa perfetta ma difficile chiedere di più. L’Onda resta lì, la Pantera quasi, la Civetta invece scatta in testa seguita da Lupa e Leocorno. Brio e Istriceddu girano primi a San Martino e intanto l’Aquila che ha tenuto la traiettoria interna è già terza, dietro Vittorio e Gammede. Il Palio è ormai un discorso a tre e l’Aquila viene forte e riesce a portarsi in secondo posizione. Ora il vantaggio della Civetta non è più importante e all’inizio del secondo giro Dè sferra l’attacco, trovando però Brio puntuale nel chiudere la traiettoria. Al terzo San Martino l’Aquila è troppo bassa, Minisini tocca il colonnino è cade, strada spianata per il Castellare, Brio a nerbo alzato davanti all’Istrice in forte rimonta.


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    «Il sogno di Andrea: Papei che esultava» Alessandro Traballesi, 96 anni, si gode il Palio
IL CAPITANO PAOLO Betti svela che è stato un sogno a indicare la scelta di chi doveva andare a prendere il cavallo. «Una settimana prima della decisione mi chiama Andrea. ’Ho fatto un sogno’, mi dice. Vieni su. Mi sono preoccupato perché quando mi chiamava spesso erano cose da Andrea... Sono andato a corsa e mi ha detto di aver sognato l’ex capitano Roberto Papei com’è ora, con i capelli bianchi, nella montura, che saltava uscendo da Piazza. Infatti nel discorso della cena ho detto di aver mandato Roberto perché si era messo in gioco in rapporto al sogno. Ha fatto veramente tanto». A godersi la vittoria ieri sera c’era anche il decano del Castellare, Alessandro Traballesi, 96 anni suonati. E’ a sedere nella sacrestia dell’oratorio quando arriva la nipotina ad abbracciare il super-nonno, padre di Renzo, che è stato mangino vittorioso nel ’37, nel ’45, nel ’47, nel ’49 e ’60.
La.Valde.

di LAURA VALDESI
E’ TRANQUILLO, il capitano Paolo Betti, come se l’incubo durato 30 anni non ci fosse mai stato. Come se la Civetta non avesse abbandonato la «cuffia» e i contradaioli, in chiesa, non stessero abbracciando il Palio vinto da Istriceddu (non sono forse aculei quelli che infilano il tufo del Drappellone?), numero 3 di orecchio. Tre, numero che inizia con la T.
Capitano, nel discorso della cena della prova generale ha detto che avrebbe vinto.
«Sì, ero sicuro».
Andrea ha poi detto che se avesse vinto questo Palio sarebbe diventato fantino della Civetta.
«L’ha detto lui, me lo chiese».
E tu cosa gli hai risposto?
«Che ci può essere un bel futuro con un fantino in questo modo».
Ripagati della beffa di luglio, quando non avete potuto correre
«Vedi, dopo che successe quella disgrazia al cavallo, un momento bruttissimo, discussioni, tornando a casa ho ripensato che noi, nel ’79, si vinse a luglio e si perse il cappotto ad agosto perché il cavallo si fece male e fu abbattuto. Dunque, una sorta di Palio invertito, dopo 30 anni. Sono andato a prendere il cavallo convinto che avremmo cambiato rotta uscendo dal tunnel».
Betti è sempre rimasto tranquillo in questi quattro giorni.
«Una serie di segnali: Bartoletti che s’infortuna, il santo Bernardo Tolomei, il Leocorno che non riesce a trovare la monta.... Il cavallo che prende una pedata ma non è grave, tutti cascano al canape e noi si resta fuori dalla mischia. Di solito saremmo rimasti coinvolti, invece la cattiva sorte ci ha schivato. E poi stasera, all’ultimo tuffo: pensa che il sindaco si è girato verso di noi e ha detto ’un minuto dalla bandiera verde’. Ha avvertito il comandante delle guardie».
Infatti la mossa è stata data buona, l’Onda è rimasta al canape: un’ora e venti. Uguale a luglio.
«Bisognerà discuterne pesantemente nell’inverno perché non ne è partito uno al suo posto. Avevamo apposta la riunione per dargli un segnale, non volevamo una partenza così, occorreva essere più incisivi».
Brio ha alzato il nerbo: cosa ha pensato Betti.
«In questi momenti di vaneggiamento, avevo promesso che mi sarei inginocchiato, così ho fatto e non l’ho visto. Dovevo fare una preghiera ad una persona che non c’è più. E poi avevo da calare il Palio a mio fratello che era sotto».
In Duomo sdraiato sull’altare?
«Diciamo che mi ci hanno schiacciato. Mi hanno graffiato, dato due colpi al naso tanto che è uscito il sangue».
Qui era tutto spento: luci, niente campanina.
«E’ la disabitudine. I ragazzi più giovani non sanno neppure cosa è successo. Trascorreranno un bell’inverno».
In questo lotto Istriceddu era superiore?
«Insieme alla Chiocciola erano i due cavalli da battere».
Palio dedicato a...
«A questo popolo, per la la fine di incubo e di una tensione terribile. A mio figlio Niccolò che era in Duomo all’altare con me. Aveva dietro un portafortuna, in tasca. Gli ho comprato un animalino. Lui ha detto: ’vai questo ci fa vincere il Palio, si chiama Billy».
Paura dell’Aquila?
«Indira è andata forte, poi quando ho visto che ha battuto al colonnino ho capito che s’era vinto. Il cavallo era perfetto, non mascherato».
La carta vincente?
«La motivazione del fantino. Lo era più di tutti gli altri, è un anno che viviamo tutti i giorni insieme, è un ragazzo meraviglioso».


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Postato da: Elitre ore 20:35 | Link | commenti
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