Il Palio e' un lungo urlo.
Mio, pero'. Probabilmente
urla anche la Piazza, ma
questo non te lo so dire.
da Tutti i Colori del Palio
(Gentes, 2004).
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ultimo aggiornamento: 03/02/06
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| GIORGIO GUGLIELMI di Vulci viene subito viene messo alla prova dai fantini e dai cavalli esordienti ma conferma freddezza e qualità. Buona la mossa, ben gestita. Ne avrà bisogno perché non sarà un Palio facile. Un’impressone a caldo, dopo le batterie della Tratta: diversi cavalli nuovi al canape, ha notato differenze rispetto al passato nella gestione della mossa? «Nessuno ha dato problemi particolari» Le mosse annullate alle batterie della Tratta? «Uno aveva forzato, in un caso l’altro era girato». Una valutazione del mossiere sul tufo? «Non ho seguito, a vederlo mi sembrava normale. Credo che dipenda un po’ dal clima, dall’umidità. I cavalli non hanno dato l’idea di scivolare». L’incontro con i capitani? «Una stretta di mano e l’incontro per la scelta delle batterie». Un’abitudine per Guglielmi di Vulci essere a Siena: nono Palio. Ci si adagia un po’? «No, anche se sei sempre più tranquillo. Va detto poi che sembro così, come tutti però ho le mie emozioni. Bisogna essere capaci di regolarle». Pensa di chiedere la collaborazione dei fantini? «Ho visto diversi ragazzi nuovi, fino a cinque anni fa diversi ne conoscevo, li vedevo girare alle corse. C’è un ricambio generazionale, nessun problema impareremo a conoscerli. Non ritengo ci siano particolari problemi anche perché lo scopo è comune: io cerco di far partire tutti bene, se poi uno vuole fare il furbo...». Il canape cade bene? «Sì, nessun problema. Così come lo scorso anno». La famiglia la raggiungerà? «Stanno facendo i campionati italiani di completo, avevano la terza prova. Stasera (ieri, ndr) decidono se raggiungermi. Verrà invece mia moglie martedì». Un minuto di raccoglimento per Giove «Mi era capitato in precedenza con Bazza, un momento emozionante il silenzio e l’applauso della Piazza». |
| Il Leocorno vince la prima prova | |||||||||||||
| Problemi alla mossa con qualche minuto di attesa per quella valida | |||||||||||||
| di PAOLO BROGI — SIENA — QUANDO SE NE VA un pezzo di storia del Palio il ricordo è doveroso. Così ieri sera i dieci fantini, prima della prova, sono scesi da cavallo per commemorare Lazzaro Beligni detto Giove, protagonista della piazza negli anni che furono. Un minuto di silenzio accompagnato dagli applausi sentiti della Siena contradaiola. Poi la prova, con il mossiere Guglielmi che ha chiamato le dieci accoppiate secondo l’ordine delle bandiere alle trifore. QUINDI: Leocorno con Jonatan Bartoletti detto Scompiglio e Iada, Selva con Antonio Villella detto Sgaibarre e Choci, Pantera con Andrea Mari detto Brio e Indira Bella, Giraffa con Luca Minisini detto Dè e Gezabele, Istrice con Luigi Bruschelli detto Trecciolino e Già del Menhir. Torre con Giosuè Carboni e Elfo di Montalbo, Aquila con Paride De Mauro e Giordhan, Valdimontone con Alessio Pollioni e Iolao, Bruco con Giovanni Atzeni detto Tittia e Estremo Oriente e di rincorsa il Nicchio con Virginio Zedde detto Lo Zedde e Giove Deus. PROBLEMI per trovare il giusto allineamento tra i canapi, d’altra parte con quattro soggetti nuovi (anche se il Nicchio era di rincorsa), che l’attesa si allungasse era da mettere in conto. Grande pressione nella parte bassa dove il Leocorno è stato, praticamente subito, costretto a forzare. Perfetto il tempismo del mossiere Guglielmi nell’abbassare il canape evitando il peggio. Qualche contrada si è concessa anche un giro al trotto leggero tanto per allentare la tensione. Subito dopo di nuovo le nove contrade dentro i canapi ma di allineamento nemmeno a parlarne. In particolare Pantera e Giraffa proprio non riuscivano a trovare la posizione, mentre Leocorno e Selva richiamavano l’attenzione del mossiere per il poco spazio a disposizione. Intanto il Nicchio tentava di avvicnarsi al Verrocchio ma anche qui Giove Deus creava qualche problema a Lo Zedde. La bravura del mossiere stava tutta nel non far uscire tutti i cavalli dai canapi, limitandosi a richiamare questo o quello. Una strategia che pagava perché alla fine arrivava la mossa valida con Pantera, Leocorno e Valdimontone che uscivano bene dai canapi. Solo Scompiglio e Iada provavano un po’ a spingere e in pratica dopo il primo San Martino non c’era più storia, anche perché dietro tutti andavano praticamente al passo.
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| Il popolo dei palchi sta calando come... l’interesse | |
| — SIENA — PRESENZE in calo, interesse in picchiata. Sei parole per dire che il popolo dei palchi, ossia quelli che ogni 28 giugno alle 5 del mattino sono regolarmente al loro posto è sempre in numero minore, ma in compenso una chiassosa minoranza di quelli che ci sono rappresentano un po’ i ‘turisti per caso della piazza’, mossi da esibizionismo, tendenze becere e comportamenti non consoni all’evento che si svolge sull’anello di tufo. Apprezzabile (ci mancherebbe!) qualche coro ripetuto, divertente il botta e risposta capitato appunto ieri mattina tra Jonatan Bartoletti e un palco di chiara marca civettina, ma tante altre cose non ci sono piaciute. In particolare le urla e gli schiamazzi gratuiti quasi a candidarsi ad ogni costo al titolo di ‘più scemo’ della mattinata, disturbando il lavoro di cavalli e fantini sul tufo e anche a chi piace assistere a apprezzare il tradizionale evento. Troppo ghiotta però la cassa di risonanza e l’opportunità per uscire dall’anonimato attirando le luci della ribalta perché alcuni rappresentanti delle nuove generazioni non ne approfittino. D’altra parte l’educazione non si vende al mercato anche se non è mai troppo tardi per impararla, magari lontano da mura domestiche troppo permissive. Paolo Brogi |
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| La super-veterinaria d’America al Palio | |
| MACCHINA fotografica al collo, accanto a lei il veterinario nominato dal Magistrato delle Contrade Gaetano Mari. Si aggira poco prima delle 5 in Comune, osservando con occhi accesi d’interesse quell’ambiente antico e quella confusione, in Piazza, che certo disorienta chi non è avvezzo. Lei, per l’esattezza, è Eleanor Green (nella foto), presidente dell’American Association of equine practitioners (AAEP). Docente di medicina veterinaria presso l ’Università della Florida, la incontrerete in questi gorni con il dottor Mari. «Non ho mai visto il Palio», dice svelando di essere venuta a Siena per conoscere questo particolare modo di amare e trattare i cavalli. Lei che è un’esperta della pratica equina, si è trattenuta davanti al Comune chiedendo informazioni alla sua speciale guida prima di assistere alle prove. Siena, insomma, nonostante le (immancabili) polemiche interne, fa scuola. La.Valde. |
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| C’è chi l’ha estratto a sorte sul palco | |||||||||||||
| TANTO DI QUELLO che succederà il 2 luglio dipende da come la sorte distribuirà i barberi nelle Contrade. Ognuna si prepara all’appuntamento designando una persona che in quel momento rappresenterà l’intero popolo e verrà osannata in caso di buona riuscita, consolata in caso contrario. Le modalità della scelta sono tra le più varie: spesso persone fortunate, o personaggi rappresentativi, o che si propongono perché sentono di poter fare la differenza. L’Aquila ha designato per il compito Dario Caro, mentre il Bruco ha scelto Michele Giovani (detto Yang) nome che è il risultato di una preventiva estrazione avvenuta, per la prima volta, dopo una cena con 400 contradaioli. E’ stata la mano di un bambino ad estrarre, sul palco appositamente allestito, il nome del designato. Per la Giraffa scenderà in Piazza Emanuele Capotorti, mentre da Camollia arriverà Riccardo Soldati (detto lo Sfera). Il Leocorno è abituato a sentirsi comunicare il nome del prescelto durante la cena della stalla che avviene la sera prima della Tratta, in questo momento non è dato sapere. Il Nicchio ha designato Alessio Bertini mentre per la Pantera si monturerà Felice Adamo (detto Dante) tamburino vittorioso della comparsa che ha vinto il Masgalano assente in Stalloreggi da 50 anni. Da Vallepiatta scenderà per la Costarella Marco Scali (detto Bozzone), mentre la Torre ha designato Matteo Papini (detto Cianuro). Il Valdimontone affida il compito a Luca Borghi. Caterina Ferrini
«HA PERSO un ferro, il Casato è pieno di buche e il tufo non regge». Questa la frase più rappresentativa delle prove di ieri mattina. Per ascoltarla bastava trovarsi nei pressi dell’Entrone. A pronunciarla sono stati diversi fantini che appena scesi da cavallo giustificavano così ai proprietari la forzata interruzione dell’impegno durante la batteria. ANCHE SE, secondo quanto stabilito durante la riunione tra il sindaco e i capitani, i quattro anni non hanno preso parte alle prove di notte, le condizioni della pista non hanno comunque permesso ai fantini, un lavoro ottimale sui cavalli. «Il tufo ha ceduto già alla quarta batteria. Sono troppi anche 63 cavalli», questa la testimonianza di Daniele Bianciardi che ha seguito davanti al Comune le prove di ieri. Questo episodio, non ha fatto altro che inasprire le polemiche già sorte tra i cavallai, subito dopo aver appreso le decisioni di palazzo pubblico. Il concetto che quasi tutti i proprietari interpellati hanno sottolineato è che gli aspiranti barberi, devono avere l’opportunità di calcare il tufo quanto prima:«E’ un peccato non aver visto i quattro anni. Meno male che hanno avuto modo di provare Mociano, ma la cosa è diversa: il cavallo va visto quando corre circondato dalla gente». Queste le parole di Mario Savelli che pure intravede possibili soluzioni a questa situazione: «O fare una scrematura sostanziosa prima di arrivare in Piazza, oppure mettere la terra un giorno prima per permettere ai cavalli giovani di provare». Si accosta alla precedente la posizione di Simone Berni, che dice: «Non farli provare non va bene, è vero che la pista non regge 80 cavalli, ma è anche vero che la gavetta è troppo importante». Per ovviare a questa mancanza, si è pensato in un primo momento di recuperare con una seduta a Mociano, ma le reazioni a questo proposito non sono state positive: «Mociano potrà anche essere la copia di Piazza, ma non è possibile ricostruire altrove quello che il cavallo impara sul tufo», afferma Berni. E’ DELLO STESSO avviso Fabio Fioravanti: «Sarebbe stato giusto portarli, alla fine ci si deve rendere conto che sono i cavalli che in futuro entreranno nelle stalle di Contrada. Almeno due giri, anche se la pista è rovinata avrebbero potuto farli. E’importante che comincino presto ad imparare come si deve curvare. Mociano? Ha poco senso, l’impatto visivo è del tutto diverso, non ha la stessa utilità». Caterina Ferrini
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